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L'accusa: minaccia a "corpo politico"

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06.08.2019

Agli imputati Riina, Brusca, Bagarella, Cinà, Subranni, Mori, De Donno e Dell'Utri, unitamente ad altri soggetti nei cui confronti si è proceduto separatamente (Provenzano Bernardo e Mannino Calogero) ovvero deceduti (Parisi Vincenzo e Di Maggio Francesco), il P.M. contesta il reato di minaccia ad un corpo politico previsto dall'art. 338 c.p., per avere, in particolare, usato minaccia a rappresentanti del Governo della Repubblica al fine di turbare la regolare attività di quest'ultimo (v. imputazione di cui al capo A).
Tale contestazione, per le problematicità dell'ipotizzata figura di reato evidenziate anche dai difensori degli imputati sin dalle battute iniziali del processo (v. richiesta di proscioglimento ex art. 129 c.p.p. già avanzata in sede di questioni preliminari dagli imputati Mori e Subranni e, sotto altro profilo, dagli imputati Riina e Bagarella) rende necessarie alcune considerazioni di carattere generale.
La prima, certamente principale e fondamentale, questione riguarda la configurabilità di tale reato rispetto ad un organo costituzionale qual è il Governo della Repubblica.
Si sostiene, infatti, in particolare da parte della difesa dell'imputato Dell'Utri [...], con l'avallo anche di autorevole dottrina,........

© La Repubblica