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In ricordo di Cesare Terranova

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25.09.2019

di A. BOLZONI e F. TROTTASono passati quarant'anni. Era la fine di una di quelle estati infami di Palermo e, fra le vie della città nuova, la mafia sparava ancora. Un altro “delitto eccellente”.
Dopo il giornalista Mario Francese, dopo il segretario provinciale della Democrazia Cristiana Michele Reina, dopo il capo della squadra mobile Boris Giuliano, il 25 settembre 1979 era toccata al giudice Cesare Terranova. Ucciso insieme al fedele maresciallo di polizia Lenin Mancuso che era la sua ombra, ucciso due giorni prima del suo ritorno nel tribunale palermitano come consigliere istruttore.
Un omicidio di tipo “preventivo”. Faceva paura il suo arrivo in Sicilia. Era stato il giudice che fra il 1955 e il 1960 aveva “scoperto” i Corleonesi, prima fra tutti Luciano Liggio ma anche quei due "contadini” cresciuti ai piedi della Rocca Busambra che avrebbero conquistato un quarto di secolo dopo una sinistra notorietà nel mondo: Totò Riina e Bernardo Provenzano.
Li trascinò tutti a giudizio per associazione a delinquere di tipo semplice........

© La Repubblica