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Il finto rapimento di Michele Sindona

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21.01.2020

Da ultimo, e non in ordine di importanza, si deve ricordare che nel corso dell'istruzione è stata altresì considerata l'ipotesi che vi potesse essere un qualche rapporto tra l'assassinio del Presidente della Regione e la presenza in Sicilia, nell'estate del 1979, di Michele SINDONA, circostanza più volte sottolineata ad esempio dalla vedova LA TORRE, anche sulla stampa.
Come è ben noto, il finto rapimento del «finanziere» di Patti, la sua permanenza per circa due mesi in Sicilia e particolarmente nella zona di Palermo, il ruolo che in questa vicenda hanno avuto alcune appartenenti alla massoneria nonché gli esponenti di alcuni delle più importanti "famiglie" di "Cosa Nostra" siciliana e americana, hanno formato oggetto in tutti questi anni di una accuratissima attività di indagine sia da parte di più Autorità giudiziarie (e cioè quelle di Milano, Roma e Bologna oltre che di Palermo), sia da parte della Commissione parlamentare d'inchiesta sul "caso SINDONA".
Questa imponente mole di accertamenti e riscontri non ha consentito, purtroppo, di chiarire tutti i punti della vicenda.
E' stato, però, possibile ricostruire con precisione molte delle circostanze fondamentali, nonché il ruolo svolto da persone e gruppi spesso tra loro molto diversi.
Per quanto riguarda, in particolare, la ricostruzione dei fatti connessi al finto rapimento del SINDONA, si può qui riportare, attesa la precisione degli-approfondimenti, quella. effettuata dalla citata Commissione parlamentare d'inchiesta.
Questo perché la stessa, in particolare, si è basata - a sua volta - sugli accertamenti dei Giudici Istruttori di Milano e di Palermo nonché su alcuni ulteriori accertamenti svolti dalla stessa Commissione.
"SINDONA scomparve da New York il 2 agosto 1979, quando era passato meno di un mese da che il giudice WERKER aveva revocato li provvedimento di estradizione e quando il bancarottiere, che intanto aveva ottenuto la liberazione dalla cauzione (in precedenza prestata) di beni della moglie e della figlia, avrebbe dovuto comparire, il 10 settembre successivo, davanti all'autorità giudiziaria, in relazione al fallimento della Franklin.
Per lasciare New York, SINDONA si servì di un falso passaporto intestato a Joseph BONAMICO e partì dall'aeroporto Kennedy con un volo diretto a Vienna, accompagnato da Antonio CARUSO, che aveva acquistato i biglietti con denaro procuratogli da Joseph MACALUSO.
Giunto a Vienna, SINDONA, invece di proseguire in macchina per Catania come era nei programmi, si era invece recato a Salisburgo, dove aveva preteso, telefonandogli, che lo raggiungesse anche MACALUSO.
Costui, CARUSO e SINDONA avevano fatto quindi ritorno a Vienna dove avevano alloggiato all’Hotel Intercontinental dal 4 al 5 agosto 1979.
In questa data, quindi, Antonio CARUSO era tornato a New York, mentre MACALUSO si sarebbe recato a Catania.
A sua volta, SINDONA era partito per Atene, tanto che il 6 agosto aveva alloggiato all'Hotel Hilton di quella città.
Successivamente, SINDONA era stato raggiunto ad Atene, in tempi diversi, da MICELI CRIMI, Giacomo VITALE, Francesco FODERA', Ignazio PUCCIO e Giuseppe SANO, cugino di MACALUSO.
Dopo alcuni giorni, quindi, SINDONA e i suoi amici abbandonarono l'idea, avanzata in un primo tempo, di raggiungere l'Italia con un'imbarcazione privata guidata dal PUCCIO e si imbarcarono invece per Brindisi su una comune nave di linea.
Secondo il programma originario essi avrebbero dovuto recarsi a Catania, dove SINDONA avrebbe dovuto prendere alloggio in una villa, che gli avrebbe dovuto procurare MACALUSO.
Il rifugio però era diventato indisponibile per motivi rimasti ignoti e pertanto, una volta sbarcati a Brindisi, MICELI CRIMI e PUCCIO proseguivano in taxi per Taranto e quindi in treno per Palermo, mentre SINDONA, insieme a VITALE e FODERA', si recava a Caltanissetta, dove giungeva nella notte tra il 15 e il 16 agosto.
A Caltanissetta, SINDONA era atteso da Gaetano PIAZZA, un professionista avvertito da MICELI CRIMI, e da Francesca Paolo LONGO, amica intima di MICELI.
Dopo aver cenato tutti insieme, VITALE e FODERA' andarono via, mentre SINDONA e la LONGO rimasero ospiti del PIAZZA.
Il giorno seguente, quindi MICELI CRIMI (che intanto aveva raggiunto Palermo), si recò a Caltanissetta e da qui il PIAZZA accompagnò in macchina lui, SINDONA e la LONGO nel capoluogo siciliano dove pertanto SINDONA giunse il 17 agosto, prendendo alloggio in casa della LONGO.
In seguito, dopo l'arrivo in Sicilia di John GAMBINO, e precisamente il 6 settembre 1979, SINDONA si trasferì in un villino di proprietà dei suoceri di Rosario SPATOLA, sito in contrada Piano dell'Occhio di Torretta, di cui lo stesso SPATOLA aveva consegnato le chiavi al GAMBINO, sia pure (secondo la sua versione) per un ragione del tutto diversa da quella reale.
Intanto, fin dai primi giorni della sua fuga, SINDONA, evidentemente aiutato dai suoi amici, aveva cercato di accreditare la tesi del rapimento, inviando una serie di messaggi ai suoi familiari, al genero Pier Sandro MAGNONI e al difensore avvocato GUZZI.
In questi messaggi, SINDONA sosteneva di essere stato rapito da un "gruppo proletario eversivo per una giustizia migliore", e, in particolare nelle lettere inviate all'avvocato GUZZI, precisava che i suoi rapitori avevano bisogno di numerosi documenti, concernenti i suoi rapporti con il mondo politico e finanziario italiano, e, tra l'altro, della "lista dei 500".
In genere le lettere (ad una delle quali era allegata una fotografia SINDONA, con un........

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