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I testi e la "Scientifica", agguati diversi

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02.01.2020

Alla luce di quanto finora rilevato ed esposto, sono necessarie ulteriori considerazioni in ordine ai due provvedimenti adottati dall’Autorità Giudiziaria di Messina: la richiesta di archiviazione presentata dai pubblici ministeri della locale D.D.A ed il relativo decreto di archiviazione emesso dal gip del Tribunale peloritano.

La richiesta di archiviazione per un verso dà conto, correttamente, dell’insufficienza e dell’inadeguatezza degli elementi acquisiti; per altro verso, invece, sembra trascurare e ritenere irrilevanti le contraddizioni, le inesattezze e le diverse versioni emerse nel corso delle indagini (ancorché in sede di assunzione di sommarie informazioni testimoniali queste siano state rilevate e puntualmente contestate dagli stessi inquirenti ad alcune delle persone informate sui fatti). Tali criticità impongono seri interrogativi in ordine alla esatta ricostruzione della dinamica dell’attentato. Interrogativi che, vale la pena precisare, sono rimasti in ombra.

Dalle dichiarazioni dei quattro operatori e, in particolare, da quelle dell’assistente capo Tiziano Granata sembrerebbe doversi dedurre che gli sparatori erano due e che questi si trovavano al momento degli spari oltre il ciglio della strada con i piedi sotto il piano stradale, tant’è che il Granata assume di aver visto solo il busto e non le gambe degli aggressori che, a suo dire, avrebbero indossato delle tute mimetiche:
P.M. CAVALLO: Ma com’erano? Vestiti, incappucciati, com’erano vestiti? Cioè, li vedete?
ASS. GRANATA: Io ho avuto........

© La Repubblica