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Ecco cos'è la mafia "trasparente"

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06.12.2019

La fattispecie più controversa, oggetto di turbolenze in fase cautelare, è stata quella dell'associazione a delinquere (capo A), di cui sono accusati, oltre a ROMANO, D'AGATA, ORFANELLO, SANFILIPPO, ESPOSITO e GRACEFFA, per cui si procedere separatamente, gli odierni imputati MONTANTE, ARDIZZONE e DI SIMONE PERRICONE.
Inoltre, al capo B) della rubrica è contestato ad Andrea GRASSI (come ad Andrea CAVACECE, Renato SCHIFANI ed Angelo CUVA, giudicati anche loro in separato giudizio) il "concorso esterno" nel reato associativo, ipotesi sulla quale appare ridondante soffermarsi, atteso che, come già spiegato nella parte in fatto, non solo non sono emersi elementi di collegamento tra GRASSI e gli altri imputati, con la sola eccezione di CAVACECE, ma, per converso, sono affiorati elementi di segno contrario che impediscono ab imis fundamentis la configurabilità di qualsivoglia ipotesi associativa, interna o esterna, che leghi GRASSI ai soggetti accusati di comporre il sodalizio.
Limitando, dunque, ogni discettazione alla sola ipotesi di cui all'art. 416 c.p., è d'uopo illustrare i contorni della fattispecie, al fine di verificarne la sussumibilità della condotta degli odierni imputati.
Ciò posto, deve ricordarsi come, per giurisprudenza consolidata, costituiscono gli elementi strutturali del reato in questione la formazione e la permanenza di un vincolo associativo continuativo fra almeno tre persone, allo scopo di commettere una serie indeterminata di delitti, con la predisposizione comune dei mezzi occorrenti per la realizzazione del programma delinquenziale e con la permanente consapevolezza di ciascun associato di far parte dell'illecito sodalizio e di essere disponibile ad operare per l'attuazione del comune programma criminoso (v. per tutte Cass. Sez. I sent. n. 6693 del 1979, ric. Pino; Cass. Sez. I sent. n. 3402 del 1992, ric. Niccolai ed altri).
[...]
Tanto premesso sul perimetro applicativo dell'art. 416 c.p., occorre verificare se le condotte degli imputati, come accertate nella parte in fatto, si prestano ad essere inquadrate in tale fattispecie criminosa.
Abbiamo visto come MONTANTE avesse elaborato un progetto di occupazione egemonica dei posti di potere, ciò che, di per sé, non costituisce reato (così come non costituisce reato l'accumulazione della ricchezza in quanto tale).
Il progetto, certamente ambizioso, era stato condiviso da tutti coloro che traevano beneficio dalla progressiva attuazione di esso, compresi CICERO e VENTURI, i quali, del resto, non avevano alcun motivo per rifiutare le varie proposte di carriera, politica, amministrativa o industriale-associativa che via via, grazie alla innegabile abilità relazionale di MONTANTE, si presentavano.
Ed era un progetto condiviso anche da chi sapeva che MONTANTE era la chiave di accesso a ministeri, enti pubblici e imprese private per ottenere posti di lavoro, trasferimento o incarichi di prestigio: MONTANTE non gestiva potere, ma lo creava.
Fin qui nessuna censura è possibile muovere agli imputati, ai quali non può essere imposta la pratica dell'ascetismo solitario per liberarsi dai peccaminosi desideri di natura materiale, altrimenti cadendosi in un grave equivoco fondamentalistico, espressione di una trasfigurazione moralistica del diritto.
Tuttavia, se associarsi è una pratica legittima, che gode anche di copertura costituzionale, senza scadere nella illeicità in ragione della sola finalità egemonica nelle istituzioni politiche, associarsi per commettere reati, necessari per l'occupazione di posti di potere, integra il delitto di cui all'art. 416 c.p.
Orbene, nel caso che ci occupa, gli imputati hanno commesso, in forma concorsuale, diversi delitti: gli accessi abusivi ai sistemi informatici della polizia, le rivelazioni dei segreti d'ufficio, le corruzioni, la simulazione di reato.
Avuto riguardo, per esempio, agli accessi abusivi al sistema informatico, essi risultano commessi almeno dal 2011 fino al 2016, sempre dai medesimi protagonisti (MONTANTE, DI SIMONE e DE ANGELIS, limitando l'analisi dei fatti agli odierni imputati, ma anche da GRACEFFA, giudicato separatamente) e con identiche modalità: la richiesta originaria partiva da MONTANTE, raggiungeva DI SIMONE, che la girava a DE ANGELIS, il quale, per lo più, la girava ulteriormente a GRACEFFA, terminale ultimo della catena.
Le relative comunicazioni telefoniche, con cui veniva richiesta l'interrogazione della banca dati e restituito l'esito, avvenivano o mediante l'uso di chiamate cellulari, con linguaggio criptico, oppure, ove possibile, mediante le più sicure utenze fisse dei rispettivi uffici, o ancora tramite whatsapp.
In sostanza, si era in presenza di una catena di montaggio, con ruoli prestabiliti, assolutamente collaudata e che ha funzionato per diversi anni, per l'esecuzione di un numero elevato di accessi abusivi (quelli singolarmente attenzionati dagli inquirenti, infatti, sono il frutto di un'analisi a campione dei reperti documentali rinvenuti nella c.d "stanza segreta" di MONTANTE).
Circoscrivendo la discettazione agli odierni imputati, ciascuno era consapevole del ruolo altrui: DI SIMONE, infatti, era il braccio destro di MONTANTE e, in qualche occasione, aveva organizzato anche l'incontro diretto tra DE ANGELIS e MONTANTE (uno di tali incontri, si ricorderà, era stato persino registrato da quest'ultimo).
DE ANGELIS, peraltro, ha ammesso espressamente di conoscere la provenienza da MONTANTE di ciascuna richiesta di interrogazione, negando tuttavia di sapere le reali finalità di dossieraggio. DI SIMONE, infatti, a dire di DE ANGELIS, era solito giustificare le richieste di accesso alle banche dati con l'esigenza di "bonificare" il campo relazionale di MONTANTE da possibili incontri con soggetti controindicati, ciò che, però, è clamorosamente smentito dalla interrogazione sui movimenti carcerari e sui permessi premio di uno degli accusatori di MONTANTE, ossia il collaboratore Dario DI FRANCESCO.
Pertanto, occorre ritenere che DE ANGELIS fosse perfettamente consapevole di appartenere ad un ingranaggio plurisoggettivo, con perfetto riparto dei ruoli operativi, collaudato e stabile nel tempo (almeno dal 2011 al 2016).
Del resto, i vantaggi che egli ne ricavò, dalla nomina della moglie quale segretaria di CICERO, con benefici retributivi, nell'anno 2013, alla promessa di trasferimento che egli accettò nell'anno 2016, costituivano la remunerazione della sua indefessa disponibilità ad assecondare le esigenze dei gruppo dei quale era entrato a far parte.
In sostanza, ciascuno degli anelli della catena di trasmissione - MONTANTE, DI SIMONE, DE ANGELIS - era perfettamente consapevole di partecipare ad un'alleanza stabile, finalizzata alla commissione di un numero indeterminato di accessi abusivi ai sistema informatico, e perseguiva l'obiettivo di assicurare la longevità operativa del sodalizio, in quanto ciò appariva funzionale al mantenimento di un sistema di potere da cui tutti i federati traevano vantaggio.
Peraltro, alla luce di quanto ricostruito nella parte in fatto, ciascun accesso aveva una ragione storica ben precisa, generalmente riconducibile alla insorgenza di varie occasioni di conflitto tra MONTANTE e i soggetti bersaglio dell'accesso abusivo (MARINO, ARMAO,........

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