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Due commissari contro per un giallo

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30.12.2019

È proprio questo il punto dirimente nella ricostruzione che Ceraolo fa ai PM: le telefonate che ebbe, subito dopo l’agguato, con l’assistente Tiziano Granata (al quale era legato da un rapporto di parentela e di amicizia) e con il vicequestore aggiunto Manganaro.

AVV. CERAOLO: Conosco ovviamente l’assistente Tiziano Granata che non c’è più in quanto è deceduto il primo marzo del 2018… Il papà di Tiziano Granata e mio fratello hanno sposato due sorelle. Quindi io l’ho visto crescere, lui in me aveva un punto di riferimento, da un punto di vista professionale per la mia esperienza nelle indagini in materia di mafia e criminalità organizzata… Con lui vi era un rapporto di stima reciproca. Ovviamente conosco Daniele Manganaro che ho conosciuto prima come agente perché Manganaro prima era un agente in servizio sulle volanti al Commissariato di Capo d’Orlando all’epoca in cui rivestiva anche il ruolo di consigliere comunale nel comune di Ficarra, vicino appunto a Capo d’Orlando. (…) Io chiamai ovviamente per esprimere solidarietà a Granata perché appunto abbiamo, avevamo perché lui non c’è più, questo rapporto molto confidenziale. In quell’occasione lui mi disse che (…) in fondo al rettilineo ha visto la macchina ferma con queste pietre davanti. A questo punto dice che Manganaro ha iniziato a sparare in direzione del bosco, a sinistra mentre lui (Granata) invece si impegnò a parcheggiare la macchina.
FAVA, Presidente della Commissione. Granata aveva visto o sentito qualcosa prima che Manganaro reagisse?
AVV. CERAOLO. No, questo è il punto. Il punto è che Granata nella conversazione che ha con me nell’immediatezza del fatto cioè il 19 maggio 2016, lui mi dice: “io non ho visto nessuno”. Testualmente.
FAVA, Presidente della Commissione. Torniamo al momento della sparatoria, arrivano alla macchina, convincono gli altri due poliziotti a scendere, Manganaro dice: “sparate in quella direzione”; poi accade, da quello che leggiamo, che prendono Antoci, lo caricano sull’auto non blindata e lo portano via. Giusto?
AVV. CERAOLO. Giusto. Assolutamente sì. Una scelta del tutto sconsiderata, in violazione di regolamento, a tutela della sicurezza della persona scortata e dei propri dipendenti di cui il dirigente è responsabile (…) perché lasciare la blindata perfettamente funzionante sul posto e fare salire la persona scortata su una macchina non blindata con il personale di polizia quasi del tutto disarmato…
FAVA, Presidente della Commissione. Granata e l’autista.
AVV. CERAOLO. Granata e l’autista restano sul posto, il caposcorta Santostefano con Manganaro prendono posto sulla macchina di Manganaro che non è blindata. Già questo è grave ma è ancora più grave che Manganaro a bordo è disarmato, lui dichiara: “ho esploso l’intero mio caricatore”. Quindi è disarmato. Nel momento in cui dicono che c’è un conflitto a fuoco ma non c’è stato perché il conflitto a fuoco significa che uno scambio di colpi che non c’è stato perché Manganaro dichiara: “ho sparato nel buio degli alberi”… Ma al di là di questo a me Manganaro dice che c’erano dieci o dodici persone: ancora più grave il fatto di mettere la persona scortata e il personale di polizia disarmato su una macchina non blindata… lasciando due agenti sulla strada, con la blindata perfettamente funzionante, quasi del tutto disarmati.
FAVA, Presidente della Commissione. Torniamo alla sua telefonata invece con Manganaro. Quanto tempo dopo l’episodio?
AVV. CERAOLO. È stato dopo pochissimi giorni. Io mi sono sentito con Manganaro e lui… mi parlò di un agguato mafioso che era stato deciso a livello regionale addirittura da Palermo.
FAVA, Presidente della Commissione. Le disse da dove traeva questo convincimento?
AVV. CERAOLO. No, ma già c’era stato un incontro. Il 2 dicembre 2015, sei mesi prima dell’attentato, Manganaro era venuto nel mio ufficio perché avevano ricevuto delle buste con alcune cartucce per pistola dentro, una indirizzata al........

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