Verso Como città d’arte l’esempio di Turner

Como (con il suo inseparabile lago) ha le potenzialità per essere annoverata tra le “città d’arte”? Quelle, per intenderci, che attirano turismo culturale in tutte le stagioni? Oggi è lecito tornare a porsi una domanda che serpeggia da oltre vent’anni, ovvero da quando il tessile non è più il principale motore economico del territorio. Da ieri, infatti, è aperta al pubblico una mostra che appare come un passo avanti in questa direzione e che, almeno per qualcuno, corona un piccolo sogno. Ci riferiamo a “Turner, l’incanto del lago di Como e del paesaggio italiano”.

Portare a Como le opere che il grande artista inglese ha dedicato al nostro lago, mai esposte prima in Italia, era un auspicio lanciato dalle colonne di questo giornale fin dal 2019, quando proponemmo a voi lettori la rubrica “Como un quadro”, un viaggio intorno al Lario in cento opere d’arte con il “pittore della luce” come nume tutelare, perché, tra le altre cose, cadeva il 150° dell’interramento del luogo che più lo ha “ossessionato”, il porto poi trasformato in piazza Cavour, e perché con le svariate decine di schizzi lariani racchiuse nei suoi taccuini ha segnato delle rotte di turismo culturale ancora valide e percorribili. Ora che il sogno è diventato realtà, grazie alla collaborazione attivata dal Comune di Como con la Tate di Londra, che ha fruttato la mostra su tre sedi (Pinacoteca, Broletto e San Pietro in Atrio), vale la pena di riprendere seriamente il dibattito su “Como città d’arte”, messo sul piatto anche dall’assessore Enrico Colombo nella presentazione alla stampa.

“Riportare Turner a casa”,........

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