L’Europa senza veli e il monito di Mario Draghi
Mario Draghi ha un pregio raro in politica: dice le cose con chiarezza. Non consola, non blandisce, non vende illusioni. Mette in fila i fatti. E i fatti, quando vengono pronunciati ruvidamente senza il trucco della retorica, fanno paura. Soprattutto in Europa, continente specializzato da decenni nell’arte del rinvio, della mediazione infinita, del compromesso elevato a sistema di governo e, talvolta, a forma di anestesia collettiva.
Ad Aquisgrana, ricevendo il Premio Carlo Magno, Draghi non ha detto nulla che non avesse già detto altre volte. Ma stavolta lo ha fatto con la nettezza di un referto medico consegnato a un paziente che ha vissuto troppo a lungo fingendo di stare bene. «Per la prima volta a memoria d’uomo, siamo soli». Siamo in 450 milioni, ma siamo soli. Ecco il punto. Tutto il resto viene dopo.
Per ottant’anni l’Europa ha vissuto sotto l’ombrello americano. Sicurezza militare garantita, energia a buon mercato, commercio globale protetto da regole che Washington stessa aveva scritto e custodito. Gli europei hanno potuto permettersi il lusso della debolezza perché qualcun altro esercitava la forza. Hanno costruito Welfare, pacifismo, diritto, burocrazie, sofisticati apparati amministrativi, convinti che il mercato avrebbe risolto ogni problema. Era una comoda illusione.........
