Ma il lupo cattivo c’è solo nelle fiabe
L’incontro con il lupo - non solo in natura, anche in un’area protetta - è per chiunque abbia avuto la fortuna di poterlo vivere un’esperienza dai contorni mistici.
Tutto il resto - leoni, tigri, scimmie, elefanti, coccodrilli - è esotismo, è zoo, è circo, è intrattenimento, la classica scampagnata da weekend nella quale la famiglia del Mulino Bianco porta i bambini a vedere quanti e quali strani e variopinti animali popolino il vasto orizzonte che si stende ben al di là della sua villetta a schiera. Tutta roba poco interessante, a dir la verità.
Il lupo no. Il lupo “è” la nostra storia, la nostra cultura, il nostro io profondo, metafora vivente di un mondo antichissimo, con tutti i suoi misteri, i suoi richiami, la proiezione di tutte le nostre paure più ataviche e inconfessabili. Non a caso, sul lupo esiste una letteratura infinita che passa attraverso l’antropologia, la psicanalisi, la poesia, il mito, l’epica, l’allegoria (basti solo pensare alla Divina Commedia), i racconti della vita dei santi (basti solo pensare a san Francesco). Insomma, la nostra identità primigenia prima della modernità. Una presenza profondissima che affonda le radici nei nostri fantasmi più ancestrali. Al lupo, al lupo, appunto.
E’ per questo motivo che si è scioccamente ironizzato sul racconto davvero disperato che Michele Serra ha fatto della morte del suo cane, sbranato dai lupi nell’Appennino di Piacenza dove il noto giornalista e scrittore vive da molti anni. Chiunque abbia un cane........
