Tutta la catena di errori e ritardi: dagli abbracci alla vedova al matrimonio con lo youtuber turco |
Uno dei passeggeri sbarcati dalla nave da crociera attraccata a Tenerife
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Roma, 11 maggio 2026 – La vicenda della MV Hondius e dell’hantavirus non è soltanto la storia di un virus raro comparso su una nave da crociera. È anche il racconto di una lunga zona grigia, durata settimane, in cui una morte improvvisa, sintomi gravi e contatti ravvicinati sono stati gestiti prima che fosse chiaro il nome del patogeno. Oggi sappiamo che il focolaio era legato all’Andes hantavirus, una variante rara degli hantavirus perché, a differenza della maggior parte di questi virus, può trasmettersi anche da persona a persona, di solito attraverso contatti stretti e prolungati.
Proprio questa caratteristica rende la vicenda più complessa: non era facile prevederla subito, ma alcune cautele avrebbero potuto essere adottate prima. Insomma, se è vero che in questo caso – come si suol dire – il diavolo ci ha messo lo zampino, è altresì importante mettere a fuoco la catena di criticità. Non per scatenare una caccia al colpevole. Sarebbe troppo facile, oggi, dire che tutto era evidente fin dall’inizio. Non lo era. Il virus era raro, il ceppo ancora più particolare e la prima ipotesi poteva apparire compatibile con un evento non infettivo. Analizzare le falle nella "catena" è fondamentale per rafforzare i protocolli sanitari e di gestione di possibili emergenze, soprattutto in contesti particolarmente a rischio, come quelli di una nave da crociera.
Il comandante: "La nave è sicura"
Il primo passaggio delicato risale al 12 aprile 2026, il giorno dopo la morte del primo passeggero, un cittadino olandese. In un video mostrato da diverse testate internazionali, si vede il comandante della MV Hondius, Jan Dobrogowski, comunicare ai passeggeri il decesso avvenuto nella notte precedente. Dice: "Per quanto tragico, riteniamo che sia avvenuto per cause naturali". Poi aggiunge: "Il medico mi ha detto che non era contagioso, quindi sotto questo aspetto la nave è sicura". È una frase centrale, perché fissa il tono della prima comunicazione a bordo: rassicurazione, non precauzione. Va però contestualizzata. In quel momento non risultava ancora una diagnosi di hantavirus, né era evidente che la nave fosse davanti a un focolaio da virus Andes. Il punto è un altro: in un ambiente chiuso, con una morte improvvisa e cause non ancora chiarite, una comunicazione meno netta avrebbe probabilmente lasciato più spazio al principio di precauzione.
Ventuno giorni prima dei protocolli
Secondo diverse ricostruzioni (ancora da verificare in via definitiva) fra i sintomi del primo passeggero e l’attivazione dei protocolli anti-contagio sarebbero passati almeno 21 giorni. Secondo diverse fonti, il secondo decesso sarebbe stato comunicato con 24 ore di ritardo e che la compagnia avrebbe ignorato per un giorno la notizia........