Furfaro, non solo primarie: "Il ’No’ è un segnale a Meloni. Pistoia scelga di cambiare" |
Marco Furfaro con Elly Schlein
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Onorevole Marco Furfaro, partiamo dai fatti più recenti: il referendum sulla giustizia. Il 54% di ‘No’ è la bocciatura di una riforma o un avviso di sfratto per Meloni? "Era una riforma sbagliata e gli italiani lo hanno capito. Ma l’alta partecipazione, il No che prevale in gran parte del Paese, il risultato nelle grandi città dicono che non è stato solo un giudizio tecnico. È un segnale netto al Governo. Quando si prova a forzare su temi delicati con propaganda e semplificazioni, gli italiani rispondono con serietà. E hanno detto no".
Molti dicono che non è stato un voto sulla giustizia, ma sulla fiducia al governo. Il Pd ha intercettato il malcontento o è stata una mobilitazione spontanea? "L’errore sarebbe pensare che sia stato solo un voto sul governo o solo un voto del centrosinistra. È stata una mobilitazione più larga, civica e popolare. Il Pd ha fatto la sua parte, nel merito e sul territorio, ma il dato più importante è proprio questo: quando la politica parla alle persone con serietà, le persone tornano a partecipare".
Tra gli under 34, il No ha raggiunto il 61%. Un voto conservatore contro il cambiamento? "I giovani non hanno difeso l’esistente per abitudine: hanno capito che questa riforma toccava un equilibrio delicato tra politica e magistratura. C’è poi un punto più profondo: chi oggi ha meno di 35 anni vive sulla propria pelle la fragilità dei diritti e delle opportunità. Per questo avverte con particolare chiarezza il valore delle garanzie costituzionali.
Il 61% dei giovani è un capitale politico enorme. "Questo 61% dice una cosa chiara: i giovani ci sono, se la politica parla davvero alla loro vita. Per troppo tempo hanno visto precarietà, salari bassi e affitti impossibili. Ora sta a noi meritare quella fiducia con risposte concrete su lavoro, casa, formazione e servizi. Anche a Pistoia, dove molti chiedono di non dover partire per trovare opportunità e autonomia".
Il No ha vinto anche a Pistoia con un’affluenza altissima. Un voto più vicino alla proposta di Nesi o Capecchi? "Più che incasellare quel voto nelle dinamiche interne, credo che vada colto il suo messaggio più profondo: c’è una domanda di partecipazione, di serietà, di cambiamento che va oltre i partiti. A Pistoia questo si è visto anche nelle tante firme raccolte, nelle iniziative partecipate, nell’energia che si è accesa attorno alla candidatura di Giovanni Capecchi. Lui ha avuto il merito di intercettare questa domanda e di darle voce".
Lei sostiene Capecchi, l’Assemblea Pd di Pistoia ha votato per Nesi. Come mai non si è trovata una sintesi? "Nel Pd le primarie sono da sempre uno spazio libero di partecipazione e di scelta, per gli iscritti e per gli elettori. Per questo non trovo scandaloso che ci siano state sensibilità diverse: una parte del gruppo dirigente ha scelto Nesi, un’altra ha preferito aprirsi alla società civile e sostiene Capecchi. Il punto è riconoscere fino in fondo il valore delle primarie, cioè affidare la decisione ai pistoiesi. Dopo di che, la cosa davvero importante sarà una sola: ritrovarsi e unire le forze per vincere".
A Pistoia il centrosinistra ha perso anche a causa delle divisioni. C’è il rischio che chi perde le primarie non sostenga poi la parte vincitrice? "Non succederà. Ci siamo battuti così tanto per le primarie proprio perché sono lo strumento più efficace per dare forza e legittimazione a chi dovrà guidare la coalizione, andando oltre i partiti e coinvolgendo le migliori forze della comunità. Sono convinto che i pistoiesi sceglieranno la persona più adatta, mentre il compito della politica, dal giorno dopo, sarà quello di unire tutti attorno a un’alternativa credibile e coesa a chi ha amministrato finora la città".
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