Mazze e coltelli nell’omicidio da film. I tre arrestati oggi davanti al giudice. Il pm: “Pericolosi, restino dentro”

I carabinieri in via Reginaldo Giuliani (foto Marco Mori/New Press Photo)

Articolo: L’appuntamento-trappola per duemila euro di debito, poi la mattanza. Ecco come è nato l’omicidio di Rifredi

Articolo: Rifredi, quartiere tra paura e solitudine dopo il delitto: “Qui la sera non esce più nessuno”

Articolo: L’incontro alla stazione, i coltelli, l’inseguimento: ucciso a 33 anni, cosa sappiamo dell’omicidio in via Reginaldo Giuliani

Firenze, 2 marzo 2026 – Sussiste un pericolo “grave, attuale e concreto” che, se non adeguatamente cautelati, i tre arrestati in flagranza per l’omicidio di Rifredi “commettano altri gravi delitti della specie di quelli per i quali si procede”. Preannuncia il pugno duro, il sostituto procuratore Andrea Cusani, ai difensori di Daniele Atzeni, 34 anni, fiorentino, Antonio Corvino, 31, viareggino, e Giacomo Mancini, 52enne pisano, nella richiesta di misura in carcere per i fatti avvenuti in via Reginaldo Giuliani nella notte tra giovedì e venerdì scorso in cui ha perso la vita il 34enne Gabriele Citrano, palermitano trapiantato a Pisa, convivente di Mancini.

Sarà il giudice Gianluca Mancuso a decidere, all’esito dell’udienza in programma oggi in cui i tre avranno la facoltà di dare la loro versione.

E inevitabilmente, con l’incedere del procedimento penale, anche le varie posizioni nella rissa consumatasi nel bilocale al pian terreno di Rifredi, si faranno più definite.

In questo momento, l’accusa più pesante fra i diversi reati contestati, è quella di omicidio volontario. Ma appare chiaro sin dai primi accertamenti svolti dai carabinieri del reparto operativo di Borgo Ognissanti, guidati dal tenente colonnello Angelo Murgia, che il duello andato in scena a Rifredi ha visto schierati da una parte i “pisani” - la vittima, Citrano, ed il suo compagno, Giacomo Mancini -; dall’altra i “fiorentini”, Antonio Corvino (originario di Viareggio ma frequentatore dell’appartamento teatro del delitto) e Daniele Atzeni.

Già perché tutto sarebbe cominciato qualche minuto dopo le due di notte, nei pressi della stazione di Rifredi dove Citrano e Mancini, arrivati in auto da Pisa, avevano fissato con Corvino nella speranza che saldasse il suo debito, circa duemila euro per cessioni di droga tra cui, probabilmente, la tremenda “Pv”, un micidiale stupefacente sintetico che sta spopolando negli ambienti dove viene praticato il “chem sex”, sesso sotto l’effetto di sostanze chimiche. Corvino, che fino a quell’ora si trovava nell’appartamento di via Reginaldo Giuliani, si sarebbe recato all’appuntamento da solo. E quando Citrano e Mancini hanno capito che non aveva i soldi con sé, lo avrebbero immobilizzato e colpito con la mazza da baseball che si erano portati dietro.

Dopo i primi colpi, Corvino sarebbe riuscito a divincolarsi e a scappare verso la casa.  Ma, mentre un 40enne rumeno che si trovava anch’egli nell’appartamento si sarebbe allontanato per restare fuori dai guai, nel bilocale al pian terreno si è consumata una scena da film di Quentin Tarantino. Oltre alla mazza, sono spuntati i coltelli nella rissa due contro due in cui è stato colpito a morte Citrano. Saranno le indagini e le consulenze, genetiche e autoptiche, a stabilire “chi ha usato cosa“, ma i referti medici offrono comunque una prima lettura: la vittima ha sette coltellate all’addome, di cui alcune penetranti. Anche Mancini ha diverse ferite da arma bianca, così come Corvino, che ha riportato anche contusioni.

© Riproduzione riservata


© La Nazione