Il processo in corte d’assise: “Dal bus ho visto Maati morire. Ma anche io ho avuto paura”
Nella foto i genitori di Maati Moubakir (Foto Marco Mori/New Press Photo)
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Firenze, 31 marzo 2026 – “Così ho visto Maati morire”. All’udienza di ieri del processo in corte d’assise per l’omicidio del 17enne di Certaldo Maati Moubakir, la testimonianza più cruda, ma anche quella all’apparenza meno condizionata rispetto ad altre, è di un minorenne che quella mattina del 29 dicembre del 2024 era sul bus che da Campi Bisenzio lo avrebbe riportato a casa, dopo la discoteca.
Il racconto: “Scendete dal bus o vi ammazzo”
Era sul “30” quando un giovane, da lui riconosciuto nell’imputato Francesco Pratesi, salì a bordo, con un coltello in mano. “Disse ’scendete tutti sennò vi ammazzo’. A quel punto arrivò Maati con la faccia già piena di sangue. Lui lo ha acchiappato per i capelli, ho visto che la lama si avvicinava al collo, poi ho distolto lo sguardo. Non sono cose che si vedono in un mondo normale”.
Il giovane testimone, barista in un noto locale del centro, ha proseguito: “Lui diceva ’aiuto, io non c’entro nulla’. L’ho poi guardato dalla finestra, ha fatto due passi, due, ed è cascato in terra, non ha avuto più la forza”.
Il minorenne ha descritto anche ciò che è successo dopo a bordo del bus di linea. "Abbiamo avuto tutti un blocco, siamo rimasti tutti scioccati. L’autista (che è imputato in un procedimento parallelo per omissione di soccorso, ndr) se n’è sbattuto, ha chiuso le porte ed è andato via”.
A quel punto, sul mezzo “ci sono stati dei litigi, dei miei amici sono andati dall’autista a dire ’perché non ti sei fermato?’. Avevamo tutti paura di morire, ma volevamo capire di chi era la colpa, sul bus c’erano due-tre marocchini che c’entravano con quella faccenda”.
Maati, ucciso dopo la discoteca. Il racconto choc del testimone: "L’ho visto esalare l’ultimo respiro"
Il preludio della tragedia, come emerso nelle altre testimonianze di ieri mattina, si è infatti innescato intorno alle quattro del mattino fuori dalla discoteca ’Glass Globe’. Due ragazze di Campi Bisenzio avevano avuto una discussione con un “gruppo di sei-sette marocchini”, così una di loro chiama in soccorso i suoi amici. I primi ad arrivare davanti al locale sarebbero stati i due imputati Denis Ekani Effa e Diego Voza, di ritorno a Campi da una serata nel centro di Firenze.
“Denis è arrivato, ha parlato con G., poi si è avvicinato al gruppo e ha sferrato un pugno ad uno. Ho visto che uno dei marocchini tirava fuori un coltello. A quel punto ci siamo allontanati di passo svelto, per recarci a casa di G. che ci avrebbe prestato il motorino per tornare a casa. Davanti alla Coop ci siamo separati da Voza ed Ekani Effa”, ha riferito un testimone. Il tribunale ha usato un paravento per evitare che si incrociassero gli sguardi dei testimoni con quelli degli imputati.
E più volte, il presidente della corte d’assise, Maria Dolores Limongi, ha richiamato i testi a tenere un contegno adeguato alla situazione e li ha ammoniti sull’obbligo di dire la verità.
L’aggressione mortale ripresa dalle telecamere
Maati verrà aggredito mortalmente in tre momenti, attorno alle cinque e mezzo del mattino. Ogni fase è stata ripresa, parzialmente o integralmente, da più telecamere. Anche se il processo sta cercando di dare un peso a ogni singola condotta, inserita in una logica di branco. Oltre a Pratesi, Ekani Effa e Voza, sono accusati di omicidio aggravato anche Ismail Arouizi e Denis Mehmeti. Tutti ventenni, o poco più, che si ritrovavano a un pub del centro di Campi.
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