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Elena, la stella che danza. Sogno da Pisa a Broadway

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20.03.2026

Elena Cerasa, 28 anni, pisana. Ora vive e lavora a New York

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Dalla scuola di danza "Elsa Ghezzi" di Pisa alla "Martha Graham School" di New York. Protagonista di questa storia è la pisana Elena Cerasa, classe 1998, che nell’agosto 2024 si è trasferita nella Grande Mela per inseguire il suo sogno: diventare una ballerina professionista.

A che età ha iniziato a ballare? "A tre anni. Mi sono formata alla scuola di danza Ghezzi, studiando soprattutto classico, e ho lavorato in una compagnia di danza contemporanea a Firenze". Com’è arrivata a New York?

"Durante una vacanza a New York con la mia famiglia ne ho approfittato per esplorare le opportunità che potevo avere lì nel mondo della danza. Ho fatto un’audizione per la Ailey School e mi hanno presa. Mi sono poi spostata alla Martha Graham School dove lavoro sulla tecnica Graham, che prende il nome dalla madre della danza moderna".

Come ha vissuto questo cambiamento di vita? "Non è stato facile all’inizio, ma i miei genitori mi hanno sempre supportata in questo percorso e sono stati loro a spingermi a partire. New York è davvero la ‘città che non dorme’, ma lì mi sento libera di essere chi voglio".

Quali differenze ha notato tra il mondo della danza in Italia e negli Stati Uniti? "In Italia ci sono ancora tanti stereotipi legati a questa professione: se dici che fai la ballerina, spesso ti chiedono qual è il tuo vero lavoro. Negli Stati Uniti il lavoro dell’artista è riconosciuto e valorizzato. Per non parlare degli stereotipi riguardo al fisico". Cosa intende? "Qui c’è ancora l’idea che il corpo di un ballerino debba essere longilineo, perfetto e atletico. In America c’è un’altra mentalità: alle audizioni valutano i ballerini per come ballano, non per il loro corpo".

Cosa prova quando sale sul palco? "Tanta adrenalina. Ho sempre vissuto l’esibizione sul palco come un’occasione per dimostrare ciò che ho imparato. Oggi cerco soprattutto di trasmettere qualcosa a chi mi guarda".

Le piacerebbe tornare in Italia? "Sì, ma non nel prossimo futuro. Qui le giovani compagnie e gli artisti emergenti hanno pochissime occasioni di esibirsi e di portare nei teatri i propri spettacoli. L’Italia è il Paese della cultura, ma paradossalmente la cultura non viene sostenuta".

A New York, oltre che studiare, insegna. "Sì, ho preso una certificazione come insegnante nella ‘Progressing ballet technique’ che unisce la tecnica classica e il pilates. Mi piace insegnare, ma prima di farlo a tempo pieno mi dedicherò alla mia carriera di ballerina".

Dove si vede fra cinque anni? "Sul palco di Broadway. Ma sogno anche di tornare a esibirmi nella mia città, da ballerina professionista, sul primo palco che ho calcato: quello del Teatro Verdi".

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© La Nazione