Chi ha avuto la fortuna di vedere un Mondiale: “Le notti magiche sono lontanissime. Non resta che raccontarle ai figli”

Chi ha avuto la fortuna di vedere un Mondiale di calcio. Da in alto a sinistra: Edoardo Ulivelli, Massimiliano Benvenuti, Gianluca Franchi, Lorenzo Ponticiello, Gianluca Ulivelli, Fabrizio Tirinnanzi

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Firenze, 2 aprile 2026 – "Mio figlio ha quasi 18 anni e non ha mai visto un Mondiale con l’Italia". Da qui parte il racconto di Lorenzo Ponticiello, dispiaciuto che le nuove generazioni non potranno vivere un’estate con i Mondiali. La mancata qualificazione del 2026 suscita inevitabilmente un confronto continuo con un passato ricco di emozioni e vittorie, che oggi sembrano irraggiungibili e lontanissime. "La delusione è tanta - prosegue Ponticiello -. L’Italia che manca da tre Mondiali consecutivi penso che sia una cosa storica. Un’estate senza è triste perché la Nazionale è come un ’collante’, lega tutti, anche i non appassionati di calcio".

Chi ha vissuto le notti dell’82 e del 2006 guarda a questa Nazionale con un occhio diverso dai più giovani: rassegnazione per un copione già visto e non inatteso, ma forse un po’ meno amarezza per la sconfitta. "Dobbiamo essere grati per il passato. Per il futuro c’è sfiducia. Purtroppo ci si abitua alle cose negative: la sconfitta contro la Bosnia è stata sofferta, ma meno della prima, meno della seconda - racconta Edoardo Ulivelli, un fiorentino di 32 anni -. Mi ricordo bene del mondiale del 2006 e dei festeggiamenti tutti insieme con le maglie azzurre. Purtroppo per come sta la situazione, ad oggi temo che quei momenti non torneranno più. Ormai perdere e non qualificarsi sta diventando un’abitudine. Nella negatività ci sguazziamo da tempo".

Nelle parole di chi ha gioito in prima persona per le vittorie passate degli azzurri in coppa del Mondo colpisce la rassegnazione. Un tipo di delusione diversa, quasi attenuata da una serie di fallimenti che si sono accumulati nel corso degli anni. Gianluca Ulivelli, 66enne, racconta il suo rapporto con la Nazionale più ’sfumato’, tipico di alcunfiorentini, dove la squadra italiana è spesso vissuta attraverso i giocatori viola: "Mi avvicino alla Nazionale e divento più tifoso quando c’è un viola in campo - ammette -. Il momento più emozionante della partita per me è stato infatti il goal di Kean. A Firenze la Nazionale fin dai tempi di Antognoni non è mai stata troppo apprezzata, c’è sempre stata una sorta di polemica con la Figc. Ma quando un giocatore con la maglia viola scende in campo abbandono questa mia ritrosia nei confronti dell’Italia e seguo le partite".

Non mancano poi le critiche, che si concentrano soprattutto sul sistema. "Nessuno ha considerato il piano di Baggio del 2011 per rifondare il calcio in Italia. E ora ne paghiamo le conseguenze - racconta Massimiliano Benvenuti -. La sconfitta contro la Bosnia è solo la punta dell’iceberg. Il problema parte dall’alto. Noi tifosi viola in più siamo amareggiati perché abbiamo il centrocampista più forte del campionato, Fagioli, nemmeno convocato. Hanno portato Frattesi che gioca nell’Inter. E questo monopolio di Inter e Juventus in Nazionale si fa sentire".

Anche Gianluca Franchi insiste sulla mancanza di progettualità del sistema calcistico italiano: "In tutti gli altri sport le nazionali hanno costruito partendo dai giovani, e ora si vedono i risultati. Tutti tranne il calcio. Anche se da parte mia e di molti della mia generazione l’interesse per la maglia azzurra non è più quello di una volta, un po’ di tristezza di fondo per l’eliminazione rimane. La prospettiva della terza estate in cui bisogna scegliere un’altra squadra da tifare non è allettante".

Ma il timore di fondo in realtà è solo uno: che quello che per una generazione è stato naturale - vivere un Mondiale da protagonisti - diventi per le generazioni più giovani solo un racconto. Un ricordo tramandato di padre in figlio, ma non vissuto in prima persona. "Mi dispiace per i ragazzi che non hanno ancora visto l’Italia al Mondiale. Bisognerebbe ripartire proprio da loro - commenta Fabrizio Tirinnanzi -. Sono deluso per la sconfitta ma me lo aspettavo. Se non cambia qualcosa il risultato sarà sempre questo".

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