I nuovi cubi al macrolotto. La protesta dei residenti: "Nessuno ci ha ascoltato" |
Gli ultimi interventi di rifinitura in via Moro dove sono stati realizzati i nuovi capannoni
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Il nuovo insediamento industriale realizzato in via Aldo Moro, nel Macrolotto 2, continua a far discutere tra i residenti della zona di Paperino. Tra le voci più critiche c’è quella di Giovanni Pieri, pratese legato alla sua terra, che contesta la collocazione degli ultimi capannoni costruiti praticamente a ridosso della frazione abitata. L’intervento riguarda circa 10mila metri quadrati di nuovi edifici che, secondo chi vive nella zona, hanno modificato in modo evidente il paesaggio. Al Macrolotto restano poi gli ultimi due lotti: nel proseguimento di via Lille in direzione San Giorgio di 55.000 mq ed un altro lotto di 7.000 mq in via Carpi. "Con l’arrivo delle attività è inevitabile che aumentino i camion e i mezzi pesanti – osserva Pieri – e via Lille, che collega la zona in direzione di San Giorgio, è una strada nata per servire il paese, non per sostenere flussi intensi di tir".
La critica più dura riguarda però il metodo con cui si è arrivati alla realizzazione dei capannoni. "Sappiamo che il Macrolotto è una zona industriale – riconosce – ma i volumi avrebbero potuto essere distribuiti diversamente, lasciando una fascia di verde a ridosso delle abitazioni e collocando i capannoni lontano dai quartieri". Secondo il residente, il vero nodo è l’assenza totale di confronto. "Il cantiere ormai è concluso – dice – ma nessuno ha mai chiesto un parere agli abitanti, né promosso un incontro per spiegare le scelte fatte". Ed è qui che Pieri introduce un paragone destinato a far discutere. "Per lo stadio, che è un’opera che porta sport, passione e aggregazione, si parla di ascoltare la città, di valutare l’impatto e di confrontarsi con i residenti. Qui invece si costruiscono capannoni a ridosso delle case e nessuno sente il bisogno di fermarsi a parlare con chi ci vive". Una differenza di approccio che lascia l’amaro in bocca. "Non si tratta di essere contrari – precisa – ma di pretendere rispetto per il territorio e per le persone che lo abitano. Perché per l’ampliamento dello stadio ci si ferma e per i capannoni industriali no?". E non mancano critiche pungenti: "La fast fashion è la moda veloce, la moda usa e getta di non qualità. Non ecologica, non circolare. A differenza della nostra storia pratese". E poi il danno ambientale: "Dai capannoni l’acqua resterà per mesi nelle vasche giardino, d’estate saranno perfette per la proliferazione delle zanzare. È avanguardia questa? - aggiunge -. Trovo che sia molto bella la contraddizione di alcune persone che usano lo spazio per cementificare ma allo stesso tempo sono ecologisti a casa propria. L’abito fa il monaco".
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