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Firenze, la trincea Scudo Verde: al bando 9.500 veicoli nell’area. Nel ’27 stop a 32mila. “Rispettate i lavoratori”

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18.04.2026

Ghigliottina Scudo verde Banditi 9.500 veicoli Nel ’27 banditi in 43mila

Firenze, 18 aprile 2026 – Sono oltre 43mila i veicoli che, nei prossimi due anni, rischiano di non poter superare la barriera dello Scudo Verde nella Città Metropolitana di Firenze, nel caso in cui entrino in vigore i nuovi divieti annunciati dal comune. Non si tratta di mezzi che oggi circolano senza alcuna limitazione: le restrizioni esistono già, ma finora i controlli erano legati alla presenza sul territorio di polizia municipale.

Con lo Scudo Verde, invece, il sistema di varchi elettronici renderebbe automatica la verifica, rendendo di fatto impossibile aggirare i divieti. Un cambio di scenario che preoccupa cittadini e categorie economiche, soprattutto per l’assenza, ad oggi, di certezze sui tempi.

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Secondo i dati Aci sul parco circolante 2025, nel 2026 la prima stretta riguarderebbe le autovetture più datate, con il blocco per benzina euro 1 e diesel euro 2.

Si tratta di 9.552 auto private complessive, di cui 5.619 a benzina euro 1 e 3.933 diesel euro 2. Sempre quest’anno entrerebbero nel perimetro anche gli autocarri per il trasporto merci benzina euro 1 e diesel euro 1, per un totale di 2.069 mezzi, di cui 165 a benzina e 1.904 diesel. Complessivamente, nel primo step sarebbero quindi 11.621 i veicoli che non potrebbero accedere all’area controllata dai varchi.

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Il salto più consistente arriverebbe nel 2027, quando le limitazioni verrebbero estese a categorie più ampie. Per le autovetture lo stop riguarderebbe benzina euro 2 e diesel euro 3, coinvolgendo 27.522 mezzi, di cui 14.610 a benzina euro 2 e 12.912 diesel euro 3. Anche il comparto del trasporto merci vedrebbe un ampliamento significativo: gli autocarri interessati, questa volta benzina euro 2 e diesel euro 2, sarebbero 4.609, di cui 312 a benzina e 4.297 diesel.

In totale, nel 2027, i veicoli che non potrebbero superare lo Scudo verde salirebbero a 32.131. Sommando i due passaggi, si arriva a 43.752 mezzi complessivamente coinvolti tra auto private e veicoli commerciali. Un numero che fotografa la portata della misura e il suo potenziale impatto economico e sociale. Il punto centrale, infatti, non è solo ambientale ma anche economico. La sostituzione dei veicoli comporta investimenti importanti, difficili da sostenere per famiglie e imprese, in particolare per quelle realtà artigiane e del trasporto merci che lavorano con margini già ridotti. E proprio su questo fronte si concentrano le preoccupazioni delle associazioni di categoria.

“L’ultimo incontro con la Città Metropolitana risale alla fine del 2025 – spiega Lorenzo Cei, direttore generale di Cna Firenze Metropolitana – e in quell’occasione ci fu detto che non si vedevano all’orizzonte nuove restrizioni. Per questo ci auguriamo che non vengano introdotte ulteriori limitazioni rispetto a quelle già vigenti, anche alla luce del fatto che, a quanto ci dicono, non è stato registrato un peggioramento della qualità dell’aria”. Cei sottolinea poi le difficoltà concrete delle imprese: “Non è sostenibile pensare di sostituire questi mezzi in tempi così rapidi, soprattutto nel trasporto merci, dove spesso si tratta di veicoli con allestimenti specifici. La richiesta è chiara: estendere a tutti i comuni della città metropolitana la possibilità di accedere ai bandi per il rinnovo del parco mezzi”. Sulla stessa linea anche le preoccupazioni del mondo artigiano.

"Le misure siano graduali”

“Noi non sappiamo ancora niente – evidenzia Renzo Nibbi di Confartigianato Firenze –. Le misure devono essere graduali e accompagnate da incentivi. Nel trasporto merci in conto proprio la presenza di mezzi vecchi è ancora molto alta: circa il 60 per cento del parco circolante dei veicoli commerciali è sotto euro 4. È difficile immaginare nuovi divieti senza un percorso di accompagnamento, anche considerando che alcune infrastrutture come la tramvia non sono ancora a regime”.

Marinoni: “Serve un approccio meno ideologico”

Per Franco Marinoni, direttore generale Confcommercio Toscana: “non si discutono le finalità ambientali, sulle quali siamo d’accordo. A nostro giudizio serve però un approccio meno ideologico e più rispettoso di chi lavora, per la collettività più e prima che per le proprie attività”. Un tema che riguarda anche il commercio su area pubblica. “I nuovi divieti del 2026 e del 2027 rischiano di colpire molti ambulanti che arrivano da fuori Firenze per i mercati rionali – spiega Daniele Nardoni di Anva Confesercenti Firenze –. Abbiamo chiesto una deroga, ad esempio con una finestra oraria di accesso tra le 7 e le 8 del mattino e uscita tra le 14 e le 15, per permettere lo svolgimento dell’attività”.

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