Dalla nascita al S. Stefano. La storia dell’ospedale
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In ospedale puoi vivere la migliore giornata della tua vita, la peggiore, la prima dell’esistenza e anche l’ultima. Alessandro Bicci e Claudio Sarti, due funzionari ospedalieri con l’acutezza degli amministratori e con il cuore di chi ne ha vissuto le varie tribolazioni, ne hanno descritto il divenire con precisione didascalica e con partecipazione viva a una realtà vicina fatta di frenesia notturna con incidenti soprattutto nei giorni di pioggia, barboni in cerca di alloggio, sabati sera di delusioni finite nei recessi del pronto soccorso, adolescenti catatonici.
La presentazione nella prestigiosa Sala degli Spedalinghi è avvenuta proprio nell’anniversario in cui fu promulgato nel 17 marzo 1861 il Regno d’Italia, come ha ricordato Claudio Sarti con la chiarezza e il pragmatismo consueti, presente Eugenio Giani presidente della Regione che ha curato coordinamento e progetto grafico, oltre a Cristina Manetti, assessora alla Cultura. "Una storia sorprendente quella dell’ospedale – ha detto Giani – Potrà servire anche da traccia per chi desideri approfondire aspetti specifici dell’organizzazione sanitaria nel territorio pratese".
Alessandro Bicci e Claudio Sarti hanno caratterizzato la pubblicazione, come hanno scritto "con un’esposizione basata su fonti primarie della storia moderna e contemporanea della spedalità a Prato, argomento fino ad oggi non trattato con la dovuta attenzione".
Molti i ricordi evocati a cominciare dalla stessa sede in cui nelle stanze sovrastanti aveva ospitalità la biblioteca di medicina. Tante anche le personalità convenute fra cui Giovannella Pitigliani, moglie di Salvatore Sini, e Francesca, figlia di Carlo Montaini, colonne portanti che dettero spinta decisiva alla crescita del nosocomio.
In disparte nella commozione delle memorie il gentiluomo Antonio Cirri, ultimo presidente Usl.
La penna e le indagini dei due autori, con un prezioso corredo fotografico, rievocano un realtà essenzialmente storico-edilizia, che proteggeva il dolore dei corridoi grandi, le stanze grandi e tutto quello che non sappiamo grande, e noi che aspettavamo a casa con l’impotenza di chi controlla il letto vuoto e non sa quando tornerà il congiunto sdraiato su una barella, a guardare il fluire del tempo fra le mura del della speranza. Fino alla nascita del Santo Stefano, che ha perso la dicitura Misericordia e Dolce per un nuovo ospedale che i progressi presagiscono come ospedale nuovo.
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