Debora Serracchiani: “Votare No al referendum e salvare la Costituzione. È l’ombrello che ci ha salvato nei momenti difficili”
L’onorevole Debora Serracchiani
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Pisa, 4 marzo 2026 – Debora Serracchiani, responsabile Giustizia della segreteria nazionale Pd, venerdì 6 marzo, ore 18, sarà a Pisa al Centro Maccarrone per l’iniziativa organizzata dalla federazione provinciale dem pisana a sostegno del No in vista del referendum sulla riforma della magistratura del 22 e 23 marzo, dialogando con il costituzionalista Andrea Pertici.
Onorevole Serracchiani, perché è convinta che questa proposta di riforma sia da bocciare?
«Anzitutto perché non affronta né risolve i problemi reali della giustizia. Quelli di tanti precari che lavorano nel settore, dei magistrati che operano con carichi di lavoro superiori alla media europea, degli uffici giudiziari spesso inadeguati, fatiscenti, penso alla digitalizzazione del processo penale, di fatto fallita, tanto da aver spinto i magistrati a tornare al cartaceo. Se il Governo avesse affrontato anche solo uno di questi temi saremmo stati pronti a discuterne».
C’è il tema della separazione delle carriere, però.
«Ma quella c’è già. L’abbiamo fatta nel 2022. Questa riforma cambia ben sette articoli della nostra Costituzione per scardinare alcuni principi fondanti della nostra Carta e della nostra democrazia. In particolare il principio della separazione tra poteri, che affida alla magistratura il controllo di legalità sull’azione di governo. Questa riforma riduce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, smantella il suo organo di governo autonomo e lo divide in tre. In più prevede che i magistrati del Consiglio Superiore della Magistratura siano sorteggiati».
Parli ai giovani. Perché un giovane dovrebbe andare a votare e votare no?
«Intanto andare a votare. Il fatto che questo governo non abbia consentito a 5 milioni di studenti e lavoratori fuori sede di poter votare, come è stato fatto invece in passato, trovo sia un gravissimo errore. Questa destra non vuole recuperare l’astensione. Ma ai giovani dico di andare a votare e votare no. Perché la Costituzione è per noi e per loro l’ombrello che negli ultimi 80 anni ci ha protetto nei momenti più delicati della nostra storia. E noi stiamo vivendo momenti delicati. Lo sconvolgimento dell’ordine internazionale, guerre sempre più vicine, provvedimenti che a livello nazionale minano il diritto a dissentire. Penso che soprattutto i giovani debbano avere a cuore la Costituzione. Penso a Pisa, ai fatti del 23 febbraio di due anni fa, alle manganellate sugli studenti. In quell’occasione le parole del presidente Mattarella sono state la conferma che bisogna proteggere la nostra carta costituzionale».
Lei, quindi, ritiene che sia in atto un processo per scardinare la Costituzione?
«Beh, lo stesso processo che vedo un po’ in tutti i sistemi in cui governa la destra. Dall’Ungheria agli Stati Uniti, prima si attacca la magistratura, poi si cerca di prendere sempre più potere. Se devo dare una definizione di questa riforma, la definirei una riforma per il potere. È così che è stata presentata da chi l’ha firmata. La presidente del consiglio dice che pone fine alla ’intollerabile invadenza’ della magistratura, il ministro Nordio dice che non capisce perché ’una persona intelligente come Elly Schlen non sia a favore di una riforma che un domani servirà a lei quando vincerà lei le elezioni’ e che serve per ’controllare la magistratura’. Il sottosegretario Mantovano dice che la riforma riequilibra la magistratura rispetto alla politica’. Unendo i puntini, il disegno è chiaro. Del resto viene da lontano, da Almirante che presentò una proposta di legge nel 1971 per il sorteggio del CSM dicendo che i magistrati non dovevano solo applicare la legge, ma farlo secondo la volontà di chi ha vinto le elezioni».
Ma chi è a favore della riforma dice che tutti i grandi paesi occidentali europei hanno la separazione delle carriere.
«Proprio questo ci convince al no. In quei Paesi prima di tutto è possibile sempre e in qualsiasi momento e senza limite di tempo cambiare di ruolo, ma soprattutto il pubblico ministero è un organo dell’esecutivo. E’ così in Germania, Francia, Spagna, Slovenia, Svezia solo per citarne alcuni. Tra l’altro siamo di fronte ad un salto nel buio, perché molto deve essere ancora scritto e sarà scritto leggi ordinarie votate dalla loro maggioranza parlamentare».
Questo referendum ha una valenza politica?
«Io penso che un referendum costituzionale non sia mai un fatto solo tecnico, ma sia profondamente politico. Questo lo è in modo particolare, perché è evidente che siamo di fronte ad un governo che vuole mani libere per agire indisturbato. Lo vuol fare con la riforma della magistratura, cambiando la legge elettorale e introducendo il premierato. La democrazia non cade tutta insieme, ma un pezzo alla volta».
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