“Trapianti, a Napoli evento crudele ma imprevedibile” |
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Siena, 28 febbraio 2026 – “Il timore è che tutti i programmi di trapianto risentiranno negativamente in termini di donazioni da questa tragedia. Certo, un evento crudele, ma con errori difficilmente evitabili. Conosco i colleghi di Napoli, centro fra i più avanzati in Italia per il trapianto di cuore”, abbiamo cercato di capire il dramma del piccolo Domenico, vittima del trapianto di cuore all’ospedale di Napoli, con il dottor Massimo Maccherini, cardiochirurgo e responsabile del Centro trapianto di cuore delle Scotte.
“La percezione è impressionante. Credo invece che vada tutto ridimensionato e visto con gli occhi di chi opera in questa attività. A partire dal contenitore definito da pic nic per il trasporto: è lo stesso tipo usato da 40 anni in tutta Italia e nel mondo e solo da 2-3 anni sostituito, anche alle Scotte, da modelli tecnologicamente più avanzati che, grazie a un rivestimento isolante interno, mantengono una temperatura costante tra 4 e 8 gradi; e senza contatto diretto con materiale refrigerante.
L’evento tragico è legato alla carenza di ghiaccio per cui a Bolzano, a quanto si legge, sarebbe stato aggiunto del ghiaccio secco nel contenitore. Che a contatto con il ghiaccio normale, ha un punto di fusione diverso e ha carbonizzato il cuore, avvolto in un cubo di ghiaccio.
Un malaugurato errore, non voluto e non capito da chi ha trasportato poi l’organo. Tra l’altro trovare del ghiaccio secco in una sala operatoria non è facile. E’ qui l’errore difficilmente ’parabile’: pensare che possa finire del ghiaccio secco nel contenitore di trasporto”.
Ma a Napoli non si sono accorti che il cuore era ghiacciato?
“Sicuramente, ma a quel punto dovevano impiantare l’organo, avendo già espiantato l’altro. Sono procedure tempo dipendente, non si può lasciare il corpo senza cuore, pur attaccato ad Ecmo. E stato un evento tragico, non prevedibile”.
Quanto tempo dalla donazione dell’organo al trapianto?
“Per l’impianto basta un’ora, ma tutto l’iter si compie nel giro di 24 ore: ieri ci hanno avvisato alle 17 della disponibilità di un cuore ad Andria, che è stato espiantato nella notte e impiantato da noi oggi, uscendo alle 16 dalla sala operatoria”.
Alle Scotte l’unico centro toscano di trapianto di cuore.
“Il programma è partito nel 1994. Non abbiamo i numeri di altri centri, ma sono quelli giusti in rapporto con la popolazione di riferimento. La sopravvivenza è all’81% in linea con la media nazionale. Nel 2025 abbiamo fatto 22 trapianti, con sopravvivenza al 100%, ovvero mortalità zero alla dimissione del paziente”.
“La speranza è riuscire a mantenere questi numeri: le donazioni sono scelte salvavita. In Italia ci sono fra 700 e 800 persone in lista d’attesa e annualmente circa la metà arriva al trapianto. La mortalità in attesa è però scesa al 5%, grazie alla cardiologia di che riesce a trattare lo scompenso. Alle Scotte in lista di attesa abbiamo cinquanta pazienti, di cui 4-5 in ’urgenza’, il 10% da fuori regione”.
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