Menarini, ricavi +6,2% a 4,89 miliardi. “Più donne che uomini in azienda” |
Lucia Aleotti, del board di Menarini
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Firenze, 7 marzo 2026 – Un fatturato di 4,887 miliardi di euro, di cui l’81% realizzato all’estero, per una crescita del 6,2% rispetto al 2024, con un Ebitda (l’utile prima di interessi, tasse, svalutazioni e ammortamenti), che si assesta fra 440 e 470 milioni. Anche il 2025 è stato un anno positivo per il gruppo farmaceutico Menarini, in linea più o meno col 2024 e con qualche piccolo ma importante traguardo sulle risorse umane: i dipendenti sono arrivati a 17.800, di cui il 50,7% donne. Per la prima volta in azienda la componente femminile supera così quella maschile: “E non per rispetto delle quote rosa, ma perché le donne sono brave”, ha spiegato Lucia Aleotti, azionista e membro del board di Menarini, che ieri insieme al Ceo Elcin Barker Ergun, ha presentato i dati dell’ultimo bilancio dell’azienda farmaceutica.
“I nostri investimenti in ricerca e sviluppo continuano a crescere – ha proseguito Aleotti -: nel 2024 avevamo avuto investimenti di 500 milioni di euro, nell’anno che si è chiuso siamo arrivati a 540 milioni, e questo indica la nostra determinazione a proseguire sulla strada dell’innovazione attraverso il reinvestimento totale degli utili”. Circa 120 milioni sono stati investiti in tecnologia, cifra che riguarda anche il settore cybersecurity. Tra i mercati dopo l’Europa sono il secondo mercato in crescita mentre la Cina fa un balzo in avanti con 177 milioni mentre sono in flessione Ucraina e Turchia. Ma non tutto è roseo all’orizzonte. E non solo per i venti di guerra e per le turbolenze geopoliche.
Molti problemi sono in “casa Europa”: “Quando guardiamo le politiche europee – ha evidenziato Lucia Aleotti – vogliamo capire dove l’Europa voglia andare. Ormai nella competizione industriale internazionale sono entrati in campo come player anche i singoli governi, basti pensare alla Cina e agli Stati Uniti. E le aziende europee ed italiane, ovviamente francesi, tedesche, hanno bisogno di avere le spalle sostenute da politiche che le aiutino ad essere sempre più competitive, sempre più forti e all’altezza di una sfida globale. Sfida che non è solo di fatturati, marginalità e occupazione, che anche di indipendenza delle nostre economie”.
Fra gli esempi di ciò che non aiuta, Aleotti hs puntato il dito contro una delle ultime normative auropee sulle acque reflue, detta anche “tassa sulla pipì” per eliminare i residui di farmaci usati dai pazienti. Tassa che, secondo Farmaindustria tedesca, è pari a 12 miliardi di euro l’anno: “Considerando che per lo sviluppo di un farmaco serve un investimento di circa 1,2 miliardi, questo significa che dieci farmaci ogni anno non verranno sviluppati – ha concluso Aleotti – Questa è politica anti-industriale, mentre la Cina sovvenziona la ricerca e gli Stati Uniti attuano politiche per attrarre le aziende”.
“Cresciamo sia nella parte storica dell’azienda, cioè prevalentemente quella che chiamiamo primary and specialty care. E cresciamo anche nella parte oncologica in maniera molto evidente – ha sottolineato la Ceo Elcin Barker Ergun –. Noi vogliamo creare un’azienda ammiraglia in Italia nel campo dell’oncologia, questa la nostra sfida. E i risultati raggiunti confermano questo nostro impegno”.
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