Daniela pugnalata dall’ex, il braccialetto elettronico per l’assassino arriva dopo il delitto: “Tragica morte annunciata”

Daniela Zinnanti, la polizia a Messina e Santino Bonfiglio

Articolo: Daniela Zinnanti uccisa a coltellate a Messina, l’ex compagno Santino Bonfiglio ha confessato: era ai domiciliari senza braccialetto, sarebbe arrivato domani

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Messina – Santino Bonfiglio, 67 anni, era agli arresti domiciliari per reati contro la persona, violenza e minacce. Aveva pestato Daniela due volte, le aveva rotto sette costole. Lei lo aveva denunciato, poi aveva ritirato la denuncia convinta che cambiasse, ma un mese fa era stata costretta a denunciarlo di nuovo. La macchina dello Stato si era messa in moto: domiciliari e dispositivo di controllo a distanza. Tutto a posto, codice rosso attivato. Ma il braccialetto elettronico non c’era. Sarebbe arrivato solo giovedì 12 marzo, 24 ore dopo il delitto. “Tempi tecnici tra la richiesta e la consegna”, spiegano dalla questura di Messina. Problema strutturale e documentato da anni, aggiungono.

Daniela Zinnanti uccisa a coltellate a Messina, l’ex compagno Santino Bonfiglio ha confessato: era ai domiciliari senza braccialetto, sarebbe arrivato domani

Tempi tecnici, sì, se non fossero il prologo dell’ennesimo femminicidio, due giorni dopo l’8 marzo. Daniela Zinnanti, 50 anni, è morta trafitta da decine di coltellate nella sua casa di via Lombardia a Messina mentre lo Stato era alle prese con la “saturazione delle soglie contrattuali” delle forniture di braccialetti. È morta in un lago di sangue. Sua figlia, che l’ha trovata, ha avuto un malore ed è finita in ospedale.

In lacrime una famiglia intera — l’altro figlio, i sei fratelli e l’anziana madre — che per due anni le aveva ripetuto di lasciarlo. Lei alla fine li aveva ascoltati. Non è servito, perché senza quel dispositivo Bonfiglio era un uomo libero di fare i comodi suoi: libero di uscire di casa, di percorrere le strade di Messina, di bussare alla porta della donna che aveva già massacrato di botte.

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Nessun segnale d’allarme, nessun controllo, nessuno che sapesse dove si trovasse. Il vuoto. L’uomo si è presentato a casa di Daniela Zinnanti nel pomeriggio di martedì, poco dopo le 16. Voleva parlare, anche della denuncia che aveva sporto contro di lui. Lei lo ha respinto e si è accesa una lite furibonda. Santino ha tirato fuori un coltello e l’ha pugnalata decine di volte. Poi è uscito, ha gettato l’arma vicino a un cassonetto ed è filato via a passo svelto, ripreso dalle telecamere del quartiere Lombardo.

La polizia lo ha rintracciato poco dopo. Ha confessato tutto, spiegando che Daniela gli aveva detto di avere un altro uomo e che non sarebbe mai tornata con lui. Roberto, uno dei sei fratelli di Daniela, ha parlato con parole che valgono più di mille comunicati: “Siamo disperati, un altro femminicidio annunciato”. Parla anche del rapporto con Bonfiglio: "Purtroppo ha conosciuto questo uomo violento ed era convinta, in un primo tempo, di poterlo cambiare e una prima volta, dopo averlo denunciato per maltrattamenti, ha anche tolto la denuncia. La seconda volta no”.

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Non servono analisi, non servono campagne di sensibilizzazione né minuti di silenzio in Parlamento. Serviva un braccialetto da stringere alla caviglia di un uomo violento. Eppure, Daniela aveva fatto esattamente quello che tutti indicano come la strada giusta: aveva detto basta a quel rapporto, aveva sporto denuncia, attivato le misure cautelari, si era affidata allo Stato. Il legale di Bonfiglio, Oleg Traclò non chiederà perizia psichiatrica. E ora Messina piange un’altra donna, un anno dopo. È la stessa città dove il 31 marzo 2025 Sara Campanella, studentessa universitaria di 22 anni, fu uccisa da Stefano Argentino, suo collega di corso che la importunava da due anni: le tagliò la gola mentre aspettava il bus.

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