L’assassino di Gjergj rischia l’ergastolo. “Mi perseguitava”, la versione che non convince
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Arezzo, 23 marzo 2026 – “Mi perseguitava, ho perso la testa, non ci ho visto più e ho sparato”. Le prime dichiarazioni ufficiali del 35enne albanese che nella notte tra venerdì e sabato ha fatto fuoco, in periferia di Arezzo, uccidendo un suo connazionale potrebbero costargli una condanna all’ergastolo. I reati che gli vengono contestati sono: omicidio volontario (con la possibile aggravante della premeditazione) e porto abusivo di arma da fuoco.
La condizione dell’imputato si aggrava ulteriormente dopo l’interrogatorio con il Pm Elisabetta Greco, da cui emergono giustificazioni frammentarie e poco credibili. Nel frattempo le indagini affidate alla squadra mobile, coordinata da Davide Comito, proseguono per ricostruire dinamiche e movente.
La vittima è Gjergj Pergegaj, un operaio di origini albanesi residente ad Arezzo da molti anni, più precisamente a Frassineto. Il Pergegaj, sulla base di quanto emerge dalle indagini, è colpevole di un gesto inammissibile per il suo assassino: incontrare la sua ex, attuale fidanzata dell’indagato, e intrattenerci una conversazione appena fuori dal posto di lavoro della ragazza.
La pista della gelosia
L’ipotesi più accreditata è quella della gelosia, infatti l’omicida, una volta arrivato sul posto, si innervosisce alla vista dei due e, dopo un rapido scambio di parole con la ragazza, estrae la pistola e spara 4 colpi. Uno di questi centra la gola di Pergegaj, che si accascia a terra in una pozza di sangue.
La scena è stata ripresa dalle telecamere di sorveglianza di un locale. Il bar è poi risultato essere punto di ritrovo abituale dei protagonisti di questa vicenda.
Dopo aver sparato sale a bordo della sua Audi e si allontana, facendo perdere le proprie tracce, salvo poi chiamare spontaneamente il 112 e comunicare la sua attuale posizione. L’uomo è stato raggiunto dalla squadra mobile e dalle volanti nelle colline di Rigutino in cui aveva trovato rifugio a bordo della sua auto, dove è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario.
Al momento dell’arresto era ancora in possesso dell’arma: una pistola detenuta illegalmente che risulta rubata circa un anno fa in un appartamento. In Italia l’omicidio volontario semplice è punito con la reclusione fino a 30 anni, con l’eventuale aggravante della premeditazione la pena aumenterebbe fino all’ergastolo. Il porto abusivo di arma da fuoco comporta una pena da 1 a 4 anni, più una multa.
La versione dei fatti
L’operaio albanese, attualmente in carcere, è stato ascoltato dalla pm Elisabetta Greco, a cui ha fornito una ricostruzione dei fatti poco credibile: sostiene di aver raggiunto la fidanzata e Pergegaj, che conosceva, per discutere, senza però chiarire il motivo per cui con sé avesse portato una pistola.
Non ha raccontato nemmeno dove avesse acquistato la suddetta pistola, poi risultata rubata. Dice di essersi sentito minacciato, quindi di aver sparato per difesa, e che le intimidazioni da parte della vittima andassero avanti da tempo. Lascia intendere che tra di loro ci fossero dei trascorsi irrisolti, senza però specificare di che tipo.
La ragazza nega che Pergegaj abbia minacciato o provocato l’assassino in alcun modo. Il trentacinquenne parla anche di una colluttazione che avrebbe preceduto e quindi giustificato i colpi di pistola. Colluttazione smentita sia dalla ragazza che dalle immagini delle telecamere di sorveglianza.
La doppia confessione (al telefono con il centralino del 112 e di fronte al Pm), unita al fatto che la versione fornita dall’indagato fa acqua da tutte le parti, porta gli inquirenti verso la conferma dell’ipotesi iniziale: omicidio volontario spinto da un movente passionale, gelosia. Il pubblico ministero Elisabetta Greco vuole vederci chiaro, si prende un giorno per rileggere le carte e consultarsi con i suoi collaboratori.
L’interrogatorio di garanzia dovrebbe essere domani, durante il quale l’indagato verrà ascoltato dal Gip (il giudice per le indagini preliminari), con lo scopo di garantirne i diritti. La finalità dell’udienza di convalida è quella di permettere al Gip di valutare se convalidare o no l’arresto e, eventualmente, applicare misure cautelari. Intanto gli inquirenti rimangono in attesa dell’autopsia sul corpo della vittima, che al momento si trova nell’obitorio dell’ospedale San Donato di Arezzo.
Gli uomini della squadra mobile coordinata da Davide Comito continuano ad indagare per ricostruire dinamiche e movente dell’omicidio e trovare riscontri alla versione dell’omicida che convince poco.
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