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Traghetti, estate a rischio in Toscana. Gli addetti ai lavori: “Costi in aumento e meno corse”

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17.04.2026

Traghetti per l'Isola d'Elba e la Sardegna, rischio rincari

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Livorno, 17 aprile 2026 – Con l’avvicinarsi dell’estate cresce la preoccupazione per il futuro dei collegamenti marittimi da Livorno e Piombino verso la Sardegna e le isole dell’arcipelago toscano. Il forte aumento del costo del carburante, legato alla crisi internazionale e alle tensioni nell’area di Hormuz, rischia infatti di pesare su prezzi e frequenza delle corse proprio nei mesi centrali della stagione turistica.

Per il momento non si profila uno stop dei traghetti, ma gli operatori del settore parlano apertamente di rincari dei biglietti e possibili riduzioni del servizio nelle fasce meno richieste. Uno scenario che preoccupa non solo le compagnie di navigazione, ma anche il mondo del turismo, dell’accoglienza e delle attività economiche della costa toscana, che dipendono in larga parte dai collegamenti marittimi.

Conftrasporto e Confcommercio: “Prezzi più alti e razionalizzazione del servizio”

"Le tratte toscane, grazie alle distanze più brevi, risultano meno esposte rispetto a quelle verso Sardegna e Sicilia, ma anche noi non siamo immuni dagli effetti dell’impennata dei costi energetici. Secondo le prime stime, lo scenario più probabile è quello di un’estate con prezzi più alti ed una razionalizzazione del servizio nelle fasce meno richieste, soprattutto nei periodi di bassa domanda", afferma il presidente Conftrasporto Livorno Fulvio Romeo Franchini.

“Non siamo di fronte ad un’emergenza tale da bloccare i collegamenti, ma il rischio di un’estate più costosa è concreto”, sottolinea il direttore provinciale di Confcommercio Federico Pieragnoli.

“Per territori come la costa livornese i traghetti sono una infrastruttura fondamentale per il turismo", aggiunge. “Se aumentano i costi e diminuiscono le corse, l’impatto si riversa direttamente su imprese e flussi, con il rischio di rallentare o addirittura bloccare l'intero indotto. Serve un intervento rapido per contenere gli effetti del caro carburante: senza misure, il rischio è quello di rendere meno accessibili le nostre destinazioni proprio nei mesi cruciali della stagione”.

Assarmatori: “Subito crediti d’imposta per le compagnie”

A livello nazionale, è il presidente di Assarmatori, Stefano Messina, a chiedere un intervento del governo. “Il caro carburante conseguente alla crisi di Hormuz – spiega – sta interessando chiaramente anche il trasporto marittimo, con il costo del bunker che è quasi raddoppiato nel volgere di poche settimane. Al momento tuttavia, e anche in prospettiva, il problema non è quello di una mancanza di carburanti come stiamo registrando in altri mercati, ma appunto dei maggiori costi che le compagnie di navigazione devono sostenere. Questo vale anche, chiaramente, per le rotte da Livorno e Piombino verso la Sardegna e le isole dell’arcipelago toscano. Le compagnie stanno facendo ogni sforzo possibile per non trasferire questi costi sugli utenti, quindi sulla bigliettazione, e per non ridurre o sospendere servizi che sono essenziali per la continuità territoriale, l’approvvigionamento delle merci e lo sviluppo dell’industria turistica”.

“Non possiamo però – aggiunge – essere lasciati soli in questo delicato frangente. Quello che chiediamo al Governo italiano è un contributo straordinario per le compagnie, sotto forma di credito di imposta, commisurato alla maggiore spesa sostenuta nei mesi di marzo, aprile e maggio, rispetto al prezzo medio del mese di febbraio, per l’acquisto di carburante. Alle istituzioni europee invece diciamo: è arrivato il momento di spendere e ripensare politiche ambientali insostenibili e dannose, tanto più in questo contesto, a partire dall’Ets (Emission Trading System, ndr). Solo in questo modo potremo continuare a garantire servizi di collegamento con le isole maggiori e minori efficienti e resi a prezzi competitivi”.

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