“Per guarire dalla cecità sul presente”. Le parole dell’arcivescovo Gambelli |
La testimonianza di Nicholas
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Firenze, 16 marzo 2026 - Non essere ciechi “davanti al dilagare dei conflitti che uccidono la speranza”, essere più audaci “nel pronunciare parole” e compiere gesti profetici “per testimoniare che la guerra è impossibile e la pace è inevitabile”. Nella liturgia celebrata domenica pomeriggio in cattedrale per l’ammissione agli ordine sacri come diaconi e presbiteri di Cyril, Walter, Tommaso e di un religioso, fra Lorenzo, della comunità dei Figli di Dio di don Divo Barsotti, l’arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli rileggendo la vicenda del cieco nato guarito da Gesù ha fatto riferimenti al freddo intenso che arriva anche tra noi dalla guerra in Medio Oriente.
Ogni venerdì, fino a quando non sarà finita la guerra, la Chiesa è chiamata a riunirsi ogni venerdì sera nella basilica della Santissima Annunziata a pregare per la pace. Venerdì scorso al termine del rosario per la pace tutti hanno potuto ascoltare la testimonianza di Nicholas, un giovane iraniano convertito al cristianesimo. “Vengo da un Paese famoso per la sua poesia e per la sua letteratura. Non avrei mai pensato che un giorno avrei potuto partecipare alla messa ogni giorno”, partecipare alla messa senza paura. Il numero dei cristiani cresce ogni giorno e anche quando non possono andare in chiesa cercano di trovarsi tra di loro. Da Nicholas la richiesta di pregare per le 40 mila persone uccise durante le proteste in Iran e per quanti sono colpiti dalla guerra.
Da questi momenti l’invito a stare dalle parte dei “periferici”, come il gruppo di detenuti della casa circondariale di Sollicciano che ha voluto partecipare a distanza a una veglia di preghiera per le vocazioni scrivendo un testo che è stato poi inviato al Rettore del Seminario.
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