16 marzo, il giorno del grande miracolo di San Filippo Neri

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Firenze, 16 marzo 2026 – Oggi si ricorda un avvenimento che, pur lontano nel tempo - accadde infatti il 16 marzo del 1583 - conserva intatto il suo ricco significato. Quel giorno avvenne infatti un grande miracolo di San Filippo Neri, che venne narrato dal Principe Fabrizio della famiglia dei Massimo anche durante la causa di canonizzazione del Santo. Ma per arrivare a questa storia, bisogna fare un salto indietro nel tempo. Filippo Neri nacque a Firenze il 21 luglio del 1515, ma all’età di vent’anni si trasferì a Roma, dove venne consacrato sacerdote nel 1551. E proprio nella capitale si accorse che la città era piena di pericoli e peccati, perciò, per avvicinare soprattutto i più giovani alla fede, togliendoli dalla strada della dissolutezza, cominciò a riunire tutti quelli che incontrava, sia maschi che femmine, in degli incontri che si svolgevano all’insegna del gioco e della preghiera. Queste attività ruotavano attorno alla chiesa di Santa Maria in Vallicella, in quello che poi venne chiamato “Oratorio”. Filippo Neri accoglieva nel suo Oratorio non solo i figli della povera gente, ma anche quelli dei titolati, bisognosi anch’essi di essere accolti, ascoltati ed evangelizzati. Tra questi, c’era il Principe Paolo che però, ancora 14enne, si ammalò gravemente. Erano 65 giorni che San Filippo Neri andava da lui per sostenerlo, ma proprio il giorno in cui il ragazzo era oramai sul punto di morire, il Santo non si trovava lì con lui. Paolo morì quel lontano 16 marzo, mentre San Filippo Neri stava celebando la santa messa. Per questo motivo Filippo Neri non poté assisterlo nell’ultimo istante della sua vita terrena. Quando fu mandato a chiamare era oramai troppo tardi e non poté fare altro che recarsi di corsa al capezzale del ragazzo, per pregare. Al suo arrivo infatti, il giovane già era spirato. A quel punto il Santo prese a chiamarlo per nome, mentre lo aspergeva con l’acqua benedetta. Filippo Neri abbracciò il ragazzo, sempre continuando a pregare incessantemente. Gli mise una mano sulla fronte e invocò Dio intensamente – raccontano le cronache - per sette, otto minuti. Ma quando ricominciò ad accostarselo al petto chiamandolo per nome, ecco che accadde l'evento prodigioso: Paolo si svegliò e per qualche minuto si mise addirittura a dialogare col Santo, che alla fine gli chiese se fosse morto serenamente. Il ragazzo gli rispose di essere con la madre e la sorella, morte prima di lui, dunque era sereno. A quel punto Filippo Neri gli disse: “E allora va’ in pace e che sii benedetto. E prega Dio per me”. I testimoni dell’epoca raccontarono che Paolo, dopo aver detto questo, “subito tornò di nuovo a morire”. La stanza in cui avvennero questi fatti, al secondo piano del Palazzo Massimo alle Colonne, su Corso Vittorio Emanuele II, a Roma, è ora una cappella. La commemorazione annuale del miracolo è un appuntamento molto caro ai romani e ai pellegrini che soprattutto in questo giorno si recano a visitare la 'camera del miracolo' operato dal Santo fiorentino.  

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