Cacciamine a Hormuz: atteso l’ok del Parlamento, in ballo tre navi spezzine |
La Fremm Margottini, che potrebbe scortare i cacciamine
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La Spezia, 21 aprile 2026 – L’Italia è pronta a contribuire a una missione internazionale per mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz. E, in un quadro di ampie alleanze, anche la base Navale spezzina è pronta a fare la sua parte. L’annuncio del ministro della Difesa, che ha indicato in almeno due cacciamine l’apporto dell’Italia alla missione internazionale, è rimbalzato subito alla Spezia, dove ha sede la Quinta divisione navale, che fa capo a Maricodrag. Otto navi specializzate nel rendere inoffensive gli ordigni marini, realizzate con tecniche all’avanguardia. Due, secondo indiscrezioni, le navi maggiormente indiziate a prendere parte alla missione: si tratta nelle navi Crotone e Rimini. Entrambe sono già impegnate in operazioni nel mar Mediterraneo, e in questo caso la scelta sarebbe condizionata alla necessità di ridurre i tempi di trasferimento e avvio della missione. I due cacciamine spezzini, indipendentemente dalla scelta che sarà operata dai vertici della Marina militare, potrebbero non essere gli unici di stanza alla Spezia a partecipare alla missione. Nelle ultime ore infatti sarebbe emersa l’ipotesi di impiegare la Fremm Margottini – una Fregata Anti Submarine Warfare, terza delle Fregate Europee Multi Missione consegnata alla Marina nel 2014 – come mezzo di scorta navale, per garantire una copertura armata al contingente internazionale.
Non solo. Arriveranno probabilmente da Spezia anche i palombari del Comsubin, specializzati in questa tipologia di missione. Come detto, la disponibilità dell’Italia passerà dal Parlamento: solo dopo il via libera si potrà procedere all’invio di assetti. Dovrebbe essere poco più che una formalità, anche alla luce del fatto che il ministro della Difesa già da venti giorni ha chiesto ai vertici dello Stato maggiore della Difesa e della Marina di tenersi pronti con due navi cacciamine. Il ministro ha evidenziato che la comunità internazionale potrà accedere a Hormuz solo dopo la tregua, per non trovarsi in una zona di guerra, e ha ribadito che il governo passerà comunque dal voto parlamentare, augurandosi che la missione possa trovare l’egida dell’Onu. Per l’Italia si tratterebbe di un ritorno a Hormuz quaranta anni dopo una missione analoga che vide impegnato nella scorta del naviglio civile il diciottesimo gruppo navale, nel corso della guerra tra Iran e Iraq.
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