Deportazioni, la mostra. E gli occhi dei ragazzi

Fino al 13 marzo in mostra i lavori degli studenti del Brunelleschi. e del Livi, con. le pagine della Nazione. A destra Marcello Martini deportato a soli 14 anni

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Nel grande libro della storia cittadina, il 7 marzo 1944 racconta il dolore di 152 uomini deportati nei campi di concentramento ad Ebensee e Mathausen. Nelle fabbriche i lavoratori avevano incrociato le braccia, ma lo sciopero contro la guerra e il fascismo si trasformò in una caccia all’uomo. La rappresaglia nazi-fascista fu durissima. Prelevati in fabbrica e dalle abitazioni, rastrellati per strada. Giovani e meno giovani furono sottratti al lavoro e alle famiglie. Soltanto 18 i sopravvissuti. Per non dimenticare, il Museo della deportazione di Figline e Aned - Associazione dei deportati, il liceo artistico Brunelleschi con il liceo Carlo Livi hanno organizzato una mostra documentaria "Gli scioperi del marzo 44 e la deportazione pratese. La negazione dei diritti". Con loro, c’è la Nazione, noi e i nostri lettori. La mostra sarà aperta nella saletta Valentini (via Ricasoli) da lunedì 2 a venerdì 13 marzo tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18 (ingresso libero). L’inaugurazione è fissata per sabato 7 marzo alle 11, dopo la deposizione della corona d’alloro alla lapide ai piedi del Castello dell’Imperatore in piazza delle Carceri.

La mostra raccoglie documenti e foto, oltre alle opere realizzate dagli studenti. Già sono in calendario le visite di scolaresche. La Nazione sarà insieme ad Aned, al Museo della deportazione e agli studenti come lo è stata nel 2025 raccontando sulle pagine del giornale quel tragico marzo attraverso le memorie dei familiari. Interviste e foto. Fra le pagine del nostro giornale esposte nella saletta Valentini ritroveremo il saluto di Diego Biagini al figlio Giancarlo; Renzo Ponzecchi nella memoria del nipote; il ragazzino Bruno Tesi; Mario Nanni anche lui giovanissimo; il biglietto di Gino Bartoletti lanciato dal treno della deportazione; Antonio Cecchi prelevato dal suo letto. E Valter Bruno Consorti, Bruno Paoli, Marcello Martini. Le memorie di Roberto Saccenti, figlio di Luigi e gli operai di Capalle. Parole e volti che parlano di coraggio e di speranza, alla testa e al cuore.

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