La serie tv su Tobino accende la memoria, la nipote: “Non lasciamo che Maggiano crolli”
La nipote dello psichiatra, Isabella Tobino
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Viareggio, 19 marzo 2026 – Isabella Tobino nella sua casa che si affaccia sulla Pineta di Viareggio ha il cuore, la memoria e i sentimenti in subbuglio. Lo sguardo è rivolto al piccolo schermo dove scorrono le immagini e le scene della seconda puntata della serie televisiva diretta da Michele Soave “Le libere donne” , che racconta su Rai 1 chi sia stato in Italia Mario Tobino, suo zio, psichiatra, scrittore e poeta italiano.
Come vive questo momento?
“Anche la seconda puntata ha provocato nel mio animo e nel mio cuore emozioni molto forti. La serie porta nelle case degli italiani la vita e l’impegno di Mario Tobino, una figura negli anni offuscata dall’oblio e che rischiava di essere dimenticata. Mario Tobino, in anni difficili e delicati per la malattia mentale femminile, si è impegnato per cure e trattamenti più umanizzati. Finalmente nelle case degli italiani è entrata l’umanità con cui, in quel periodo difficile, a Maggiano, Tobino curava la malattia mentale”.
‘Le libere donne’ in Tv: "Fiction emozionante e rende giustizia a Tobino"
Tobino è interpretato da Lino Guanciale come giudica la sua interpretazione?
“Lino Guanciale ha tutta la mia stima e la mia ammirazione: è un attore preparato. L’ ho personalmente accompagnato a Maggiano dove ha visitato le stanze dove mio zio per 40 anni ha vissuto, ha curato la malattia mentale e ha scritto. Ha visitato il Museo dimostrando attenzione ed è entrato a pieno nel personaggio di Mario Tobino, restituendone sensibilità, impegno. In una parola ha restituito giustizia a Mario Tobino”.
Un giudizio più che positivo sulla fiction, il suo.
“Certamente e grazie a questa serie spero che esca dall’oblio anche la struttura, l’ex manicomio di Maggiano dove Tobino ha operato”.
La fondazione da lei diretta compie vent’anni.
“Anni di impegno con la priorità di tenere in vita la storia e l’impegno di mio zio. L’umanità con la quale si è preso cura di persone fragili, smarrite, rifiutate dalla società. Mio zio ha curato e ha fatto passi giganteschi per affrontare e risolvere la malattia mentale in un’epoca in cui ’i matti’ e solo loro venivano internati. La fiction ha finalmente sollevato il velo dell’oblio”.
“I locali che hanno ospitato lo storico manicomio, una struttura che nei secoli ha ospitato un convento, sono sofferenti, risentono dello scorrere inesorabile del tempo. La cucina storica sta crollando. Sono necessari interventi urgenti di restauro. Interventi costosi dei quali la Fondazione Tobino da sola non può farsi carico”.
Una possibile soluzione?
“La proprietà dell’ex manicomio di Maggiano è dell’Asl. Da due anni come Fondazione Tobino, di cui sono presidente, abbiamo la concessione della struttura per 30 anni. Il compito della Fondazione è vigilare affinché la struttura si conservi. Per questo mi appello alla sensibilità del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e delle istituzioni: non lasciamo che l’ex manicomio crolli e con lui questa pagina di storia sparisca. Aspetto il governatore a Maggiano, non cancelliamo un capitolo di storia italiana”.
La Fondazione ha un progetto per il suo rilancio?
“Abbiamo un progetto che ha immaginato un futuro bellissimo per l’ex manicomio di Maggiano: trasformarlo, conservandone la memoria, in un museo multimediale con sala convegni e un ostello con 20 posti letto”.
Da soli però non ce la fate.
“In questi anni il mio grazie va alla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, ma è arrivato il momento di fare uno sforzo maggiore, corale, di tutti”.
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