Van Cleve e ’Il dipinto ritrovato’. Una mostra nata da un imprevisto |
Uno scorcio della baia che si apre dietro il castello di Lerici
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Un ‘file originale’ perduto, riemerso quasi per caso dopo centinaia di anni. Al centro di questo ‘imprevisto’ storiografico c’è Hendrick Van Cleve III, maestro fiammingo del Cinquecento, la cui mano ha fissato la fisionomia di Lerici e del suo castello, ben prima che la fotografia o il turismo di massa ne cristallizzassero i tratti definitivi. L’esposizione, intitolata significativamente ‘Il dipinto ritrovato’ e visitabile dal 27 giugno al 20 agosto, nasce da un’idea di Roberto Besana e dalla cura di Simone Vallerini, con il prezioso apparato critico di Marzia Ratti.
Al centro del percorso si staglia una tela straordinaria attribuita al pittore fiammingo, creduta perduta per secoli, un quadro riapparso recentemente sul mercato antiquario e concesso in prestito al Comune dal suo attuale possessore. Secondo gli studi più aggiornati, proprio da questa composizione derivano le matrici delle più antiche stampe d’autore che ritraggono il castello e la marina, un’origine visiva che fino a oggi era possibile solo ipotizzare attraverso le copie successive.
La mostra si articola in due sezioni distinte ma dialoganti. La prima mette a confronto l’opera del Van Cleve con una quindicina di stampe ed incisioni che ne hanno ereditato la veduta, riproponendola per oltre duecento anni con varianti e aggiunte paesaggistiche. La seconda sezione è invece un affresco più ampio dell’evoluzione artistica locale: oltre quaranta dipinti provenienti da collezioni pubbliche e private documentano come l’immaginario di Lerici sia mutato dal Rinascimento al Novecento. È qui che si incontrano le firme di maestri come Caselli, Fossati, Levi, Navarrino e Bosso, artisti che hanno saputo interpretare la luce e le architetture del borgo con sensibilità differenti, ma sempre nel solco di quella prima, fondamentale intuizione cinquecentesca.
Un elemento di eccezionale valore culturale è rappresentato dalla donazione di un collezionista privato, che ha scelto di legare permanentemente alla comunità un corpus di circa trenta opere tra acqueforti, stampe e volumi antichi. Questa raccolta testimonia la fortuna critica di Lerici negli stampatori europei, che nel corso dei secoli hanno aggiunto dettagli narrativi alla veduta originaria, superando per quantità di rappresentazioni grafiche perfino una metropoli marittima come Genova.
Al termine della rassegna, queste opere saranno conservate presso la biblioteca comunale, diventando patrimonio consultabile per la ricerca scientifica e futura memoria. "Le immagini costruiscono il modo in cui una comunità si riconosce e si racconta – osserva l’assessore Lisa Saisi – . Attraverso queste opere leggiamo la formazione dell’immaginario collettivo: non solo ciò che il luogo è stato, ma come è stato percepito e tramandato nei secoli". Marco Magi
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