Una missione poco eroica |
Il progetto teatrale è firmato anche da Anna Chiara Colombo
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Una navicella che corre verso Marte, due astronauti improbabili e una missione che ha poco di eroico: è da questa premessa spiazzante che prende forma ‘Noi Protozoi’, lo spettacolo in scena domani sera, venerdì, alle 20.30 al Dialma Ruggiero di Fossitermi. Un progetto teatrale che unisce fantascienza e introspezione, firmato da Anna Chiara Colombo e Jonathan Lazzini, autori di una drammaturgia a quattro mani capace di mescolare ironia e inquietudine.
Al centro della scena ci sono C1 e C2, due ‘cosmonauti’ fuori dagli schemi, scelti non per eccellenza ma per marginalità: ex tossicodipendenti spediti nello spazio come cavie sacrificabili nella missione ‘Red Pioneer’. Il loro compito è trasportare su Marte una pianta dal nome surreale, il Crescione Amaro Peloso, ma ben presto il viaggio si trasforma in qualcosa di più profondo. Isolati nello spazio, sospesi in un tempo che coincide con il centesimo giorno di permanenza, i due protagonisti si confrontano con le proprie fragilità, tra incomprensioni, conflitti e tentativi di avvicinamento.
Il linguaggio scelto è quello della tragicommedia, dove il registro leggero convive con una riflessione esistenziale che attraversa l’intero spettacolo. Il tema, in fondo, è universale: è possibile sfuggire a se stessi oppure ogni fuga è destinata a riportarci al punto di partenza? In questa dimensione sospesa, la relazione tra i due personaggi diventa l’unico appiglio possibile, trasformando l’altro da ostacolo a risorsa.
Per Anna Chiara Colombo, classe 1991 e diplomata all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, si tratta di un passaggio importante: dopo diverse esperienze come interprete, ‘Noi Protozoi’ segna il suo esordio nella regia e nella scrittura scenica. Accanto a lei Jonathan Lazzini, formato alla scuola del Piccolo Teatro di Milano, con cui condivide una ricerca teatrale attenta ai linguaggi contemporanei e alle dinamiche dell’identità.
Lo spazio scenico diventa così una sorta di laboratorio umano, dove la fantascienza è solo il pretesto per raccontare solitudini, dipendenze e possibilità di cambiamento. E in quel viaggio verso Marte, più che conquistare un pianeta, i due protagonisti sembrano cercare – con fatica e ironia – un modo per tornare, finalmente, sulla Terra di se stessi.
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