Nanni, abbassa la saracinesca dopo 53 anni. “Addio bar della mia vita. Qui ho servito Gassman, Dorelli e Bramieri”
Giovanni Mattioli, per gli aretini Nanni, insieme al figlio Luca. Ha guidato il Bar Centrale per oltre mezzo secolo
Articolo: "Chiudo il mio negozio per fare la mamma", la decisione di Ilenia. E ora l’attività storica cerca una nuova guida
Articolo: Silvano compie 90 anni: tutte le mattine al lavoro nel suo negozio. “Grazie a lui resistiamo alla concorrenza”
Articolo: Torna al lavoro e si dimette. “Mamma bis e impiegata, impossibile conciliare i tempi”
Arezzo, 17 marzo 2026 – Ha visto correre sulle vetrine del suo bar cinquantatré anni. Di storia e di storie, di passione e sacrificio. L’entusiasmo di quel 25 febbraio 1973 quando a 25 anni alzò per la prima volta la saracinesca del Bar Centrale, e la tristezza del 27 febbraio 2026, quando ha spento per l’ultima volta la macchina del suo rinomato caffè e le luci del negozio. Più di mezzo secolo di vita tra la gente, a dispensare sorrisi, battute, condividere momenti belli e brutti. Giovanni Mattioli, Nanni per tutti, ha deciso di chiudere l’attività. “I miei figli hanno preso altre vie professionali e da solo con mia moglie non potevo continuare”. Un viaggio, il suo, ricco di volti e fasi di una città che ha cambiato pelle: non solo nello stile di vita ma anche nell’evoluzione del commercio.
“Ho visto tante saracinesche chiudere, e ho assistito a una trasformazione del settore. Un tempo, via Guido Monaco anche nel tratto che la collega alla stazione ferroviaria, era la via del passeggio, della bella gente. In più, negli anni d’oro del boom economico, tra il 1980 e 1990 dal mio bar sono passati molti artisti celebri. Ora non è più così”.
Carlo Alberto e Graziella, 82 anni d’amore nati da un sorso d’acqua durante la guerra
Lo dice con una punta di orgoglio, ricordando la consuetudine con Vittorio Gassman: “Quando aveva lo spettacolo al Petrarca veniva sempre nel pomeriggio a prendere un té. Una persona elegante, signorile e alla mano. È il personaggio famoso che più mi ha colpito”. E dal suo bar ne ha incrociati molti di vip, anche perché dirimpetto alle sue vetrine c’erano quelle dell’agenzia di spettacolo Fioroni. “Ho avuto il piacere di servire Gino Bramieri, Johnny Dorelli e Sandra Mondaini, con loro ho ricordi indelebili”, sussurra con un pizzico di nostalgia.
La stessa con cui fa i conti in questi giorni, dopo la chiusura del bar dove ha lavorato gomito a gomito con la moglie Licia e poi anche con i figli Luca e Valentina. E sulla trasformazione del commercio in centro osserva: “Molto è cambiato soprattutto dopo il Covid: le persone acquistano su piattaforme online, c’è meno disponibilità economica delle famiglie che magari preferiscono investire in vacanze o ristoranti. Prima della pandemia il bar era un punto di riferimento anche per gli aperitivi, poi dal 2020 tutto si è rallentato”.
Ferruccio Ferragamo: “Mi chiamavano ‘calzoladro’. Mio padre mi spedì in soffitta. Sognavo il calcio, oggi faccio l'agricoltore"
Non è ottimista: “Il commercio sta vivendo un periodo complesso, tra i colleghi è forte la tentazione di chiudere, ma anche questo ha un costo economico, tra burocrazia e adempimenti vari”. Ma sa di aver lasciato una traccia nel cuore della città.
© Riproduzione riservata
