“Hanno urlato di uscire subito”. Venti famiglie senza tetto nel palazzo pericolante (quello di Zara e Calcit)

Un dettaglio della colonna deteriorata e i controlli del vigili del fuoco

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Arezzo, 9 aprile 2026 – “Uscite, uscite, presto…”. Colpi decisi alla porta, in un attimo cambia tutto. “Stavo stirando in vestaglia” dice Roberta Scortecci, “ero in poltrona stavo fumando il mio sigaro quando ho sentito bussare alla porta: ho fatto in tempo a mettermi le scarpe e a uscire velocemente” rincalza il professor Camillo Brezzi. Due dei venti condomini che abitano quello che un tempo gli aretini chiamavano il “palazzo del Cristallo” ma da sempre noto come il palazzo Scortecci. Guardano le finestre di casa da terra, in mezzo alle transenne della zona “rossa” e il via vai dei vigili del fuoco. Uno dei palazzi dell’Arezzo del boom economico, anni Sessanta, nella piazza dei comizi elettorali, dell’Upim e dell’edicola di Piero Scartoni, ha il batticuore: uno dei pilastri che sorreggono i piani si è deteriorato e, secondo i tecnici, “ci sono seri rischi di cedimento”. Quanto basta per evacuare rapidamente abitazioni, uffici e negozi.

"Sono uscita di corsa”

“Non apro mai a nessuno, mi hanno bussato alla porta i pompieri, ho preso le chiavi, la borsa e sono uscita di corsa”, racconta Cristina Gozi: lei vive qui da sessant’anni, in un appartamento duplex al quarto e quinto piano dell’edificio, lato Calcit. Aspetta, osserva un po’ spaesata e spera di rientrare in casa a sera. Ma almeno per le prima ventiquattro ore venti famiglie hanno dovuto trovare ospitalità altrove: “Il palazzo è inagibile”, dicono i pompieri: parenti nella maggior parte dei casi, ma c’è anche chi ha trascorso la notte in albergo. Nello stesso palazzo abita Federico Vestri, imprendiore e presidente dei ristoratori di Confcommercio: era fuori per il pranzo ed è subito corso a rendersi conto della situazione. Che ha destato preoccupazione e paura tra gli inquilini.

La tensione tra i passanti

I passanti si fermano chiedono notizie sulla mobilitazione, la “zona rossa” nel giro di un’ora si allarga a tutta la piazza, resta solo un corridoio che costeggia il supermarket dell’abbigliamento. Non c’è tempo da perdere: bisogna completare le verifiche e decidere come agire per mettere in sicurezza l’edificio e tutto ciò che sta intorno. Viene evacuato anche il lato del palazzo che affaccia su piazza Risorgimento: massima attenzione e massima cautela.

Le verifiche e la storia del palazzo

Insieme ai vigili del fuoco e al comandante Fabrizio Baglioni che segue in diretta le operazioni, ci sono i tecnici della ditta incaricata dai condomini di eseguire rilievi sulla colonna del porticato. E che in meno di una settimana ha fatto registrare movimenti “lenti ma costanti e pericolosi”. Franco Scortecci vive al quinto piano con la moglie e conosce ogni curva non solo del palazzo ma pure della piazza che ha fatto un pezzo di storia della città: lui per anni ha “dominato” le vetrine dello shopping e della convivialità con la sua elegante tabaccheria.

L'origine del problema

È stato lui a mettere in moto la macchina delle verifiche: “Ho notato un movimento nella colonna che unisce le due sezioni del palazzo: i condomini hanno dato incarico a un ingegnere strutturista di fare verifiche che hanno confermato il lento movimento della colonna”. Nella relazione dell’architetto incaricato del sopralluogo dopo la sollecitazione di Scortecci, viene descritta la colonna attraversata da un “pluviale messo in opera al suo interno”: un tipologia di costruzione oggi non più in auge. C’è poi il rilievo sul deterioramento del cemento che in alcune zone ha ridotto lo spessore e i ferri verticali del cemento armato si sono piegati verso l’esterno. Gli interventi, dunque erano programmati, ma il mutamento delle condizioni del pilastro ha accelerato l’operazione.

Scortecci è rientrato da Roma in tutta fretta avvertito dai familiari: nel tardo pomeriggio è potuto rientrare nel suo appartamento accompagnato dai vigili del fuoco, come hanno fatto tutte le altre famiglie evacuate: “Saliamo a casa per fare le valigie, prendere le nostre cose per affrontare qualche giorno fuori casa. Siamo ospiti da nostro figlio Gianmaria”. C’è chi parla di una settimana fuori casa, ma molto dipenderà dall’evoluzione dei sopralluoghi. Oggi intanto in piazza San Jacopo parte il “cantiere” per rinforzare la colonna malata.

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