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Gasparri: “Temevamo che Bossi spaccasse l’Italia. Berlusconi tenne tutti uniti” /

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20.03.2026

Umberto Bossi in Senato con Silvio Berlusconi, amico, alleato ma a volte anche rivale

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Roma – Senatore Maurizio Gasparri, si ricorda il suo primo incontro con Umberto Bossi? Che impressione le fece?

“Quella di un uomo molto deciso, quasi rude nei modi. Ho fatto parte del primo governo Berlusconi nel 1994 come sottosegretario, lavorando a stretto contatto con Roberto Maroni. In quella fase ebbi a che fare più con lui che con Bossi. Allora il rapporto tra la destra e il movimento leghista era molto difficile”.

Quella prima fase però durò poco.

“È vero, Bossi – ricorda il senatore di Forza Italia – accelerò e determinò la rottura del centrodestra nel ‘94. Fu una rottura che creò notevoli disagi e che Berlusconi seppe però affrontare. Ci furono 3 o 4 anni di distacco. Nel 1996 corremmo separati. Avremmo vinto se fossimo stati uniti, ma quella divisione portò alla vittoria di Prodi. Tra il 1996 e il 1999, con grande pazienza, Berlusconi ricucì i rapporti con Bossi. Un lungo e paziente lavoro, che poi portò alla vittoria del 2001 e a un governo che durò un’intera legislatura”.

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In quel periodo il tema centrale era la “Devolution”. Come lo avete gestito?

“Ci fu un dialogo continuo. La mediazione era costante e il dossier era gestito principalmente da Calderoli. Fu approvato un testo di riforma costituzionale che però non fu confermato dal referendum del 2006. In quel periodo il confronto fu molto impegnativo, ma abbiamo sempre cercato una sintesi. Ciò che unisce il centrodestra – sicurezza, fisco, famiglia – è stato sempre più forte delle distanze”.

Cosa resta, secondo lei, dell’eredità politica di Bossi?

“Bossi è stato un leader nato da un’istanza territoriale — la Lombardia costretta a “pagare” per tutti — che appariva inizialmente inconciliabile con un programma politico nazionale. Di lui resta la capacità innovativa e la capacità di passare da antagonista a forza di governo in modo stabile. Nella storia politica italiana, Bossi ha creato una presenza nuova e ha portato una cultura di governo, pur con toni robusti. Non ha mai ammainato la sua bandiera, ma ha imparato a farla sventolare accanto alle altre. Senza di lui, quelle istanze territoriali avrebbero potuto prendere derive estremiste, come vediamo in altri Paesi europei con partiti neonazisti al 30% come in Germania o ai margini del sistema come in Francia”.

C’è stato un momento, negli anni ‘90, in cui avete temuto che Bossi potesse davvero spaccare l’Italia?

“Sì, c’è stata una fase in cui avevamo paura che potesse succedere. Ma questo prima dell’ingresso in campo di Berlusconi. Il Cavaliere creò una “coalizione anomala” per unire queste spinte”.

Che rapporto c’era tra Bossi e Berlusconi?

“A differenza di Fini, Bossi non ha mai tradito Berlusconi nel senso profondo del termine. Nonostante la durezza della dialettica politica, tra loro c’è sempre stata una vicinanza umana, specialmente da quando Bossi è stato male nel 2004. Berlusconi gli fu vicinissimo in quel momento di sofferenza, e quel legame umano ha tenuto salda l’alleanza anche quando Bossi ha iniziato ad avere posizioni più simboliche che operative. Bossi entrerà nei libri di storia”.

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