I 50 anni di Tvl. Storia di un’antenna, di una famiglia e di una città |
La redazione di Tvl (foto Luca Castellani/Fotocastellani)
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Pistoia, 7 aprile 2026 – All’inizio era un’unica telecamera. Davanti un cubo e lì un numero di telefono con un’indicazione: “Se ci vedete, chiamateci”. Tutto accadeva nelle stanze del convento di Giaccherino, un’antenna legata a una persiana. Dall’altra parte del telefono rispondeva casa Bardelli, a mappare la copertura di quel segnale. Era l’ottobre del 1975. Un gioco, si sarebbe detto. Niente di più serio, qualcosa che il 1° gennaio 1976 sarebbe formalmente diventato Tv Pistoia Libera. E come succede quando gli anniversari sono tondi – nel 2026 fanno cinquant’anni – non si può non ricordare. Specialmente non quando di mezzo c’è qualcosa che è diventato patrimonio collettivo, famiglia, qualcosa che c’è e basta e che non potrebbe essere diversamente da com’è.
Parlare di Tv Pistoia Libera (poi Ptv e infine Tvl) è parlare di un progetto che in Luigi Bardelli ha visto il suo visionario architetto, ma soprattutto di un impegno politico e culturale di matrice cristiana che voleva dare voce a chi una voce non l’aveva, col progetto della Maic (allora Aias) realizzato in parallelo, e che voleva entrare nelle case non per ragioni di opportunità, ma al solo scopo di unire e valorizzare.
In cinquant’anni di televisione il principio che ha orientato le scelte è stato sempre la prossimità, l’esserci, la consapevolezza di essere “di casa” per lo spettatore in una città in cui ci si conosce tutti o quasi. Molti i passaggi epocali vissuti in questi cinque decenni, dal cambio di sede (dopo Giaccherino via Abbi Pazienza e infine quella attuale, a Barile) alle trasformazioni tecnologiche, con il passaggio al colore e l’avvento delle tv private, con Mediaset a fare la parte del leone.
“Berlusconi mandò un emissario, voleva comprare Tvl – ricordano Paola e Giovanni – Il babbo gli disse di no e quando nel 1994 capitò che s’incontrassero, Berlusconi lo riconobbe subito seppure fosse passato del tempo. ‘Lei’, disse, ‘è quello che non mi ha venduto la tv’”. Poi il doppio passaggio al digitale, prima e seconda generazione, col riposizionamento di canale (oggi il 14) e la regolamentazione attorno alle tv sempre più stringente che ha costretto l’emittente pistoiese a non pochi sforzi.
“Sviluppare le App ci ha permesso di offrire un servizio in quelle aree della provincia rimaste scoperte nostro malgrado dal segnale. Si è trattato di un impegno tutt’altro che banale, ma che ci ha consentito di mettere a punto un sistema che alla fine ha fatto scuola tra le varie altre tv locali. E di esserci, a servizio di tutto il territorio”.
“Londra e poi New York erano destinazioni ricorrenti per il babbo, la tecnologia passava di lì e lui voleva essere sempre al passo – continuano Giovanni e Paola –. Dall’America e dai suoi prodotti televisivi aveva importato l’idea del Tg60. Non voleva tagli ai servizi, non sopportava le scalette, amava sperimentare linguaggi. Sono nati così programmi iconici come ‘Enzo e…’: quella era la sua tv al rovescio, la realizzazione di quell’idea di rendere attivo lo spettatore”. Il sabato sera di Pistoia Libera era dedicato al gioco in famiglia. Allora ecco il Telebustone, antesignano del moderno Affari tuoi, il Tombolone, il Liberin Trentuno, tutti prodotti che nascevano da esperienze vere, fosse il gioco di parrocchia o la fiera di Casale. E il giovedì sera, agli inizi come oggi? Arancione, con l’allora presidente Melani a tirar le fila del programma finché la Pistoiese non arrivò in serie A: “A Pistoia il giovedì sera non circolava una macchina”, ricordano Giovanni e Paola.
Oggi Tvl conta ventitré dipendenti e vari altri collaboratori, il che le consente di posizionarsi tra le tv più attive e importanti nella regione. “Il babbo non ha mai interpretato quello della tv come un lavoro. Non era un imprenditore: la sua era una vocazione ed era così determinato che pretendeva che tutti condividessero il suo stesso spirito, anche se questo significava farlo a titolo volontario e gratuito. Era per questo profondamente divisivo. Ma la sua assenza si sente, specie quand’è il momento di prendere un indirizzo”.
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