"Poeta Innanzitutto": Ottone Rosai e l'arte universale del quotidiano al Museo Novecento
Ottone Rosai, Poeta Innanzitutto al Museo Novecento
Firenze, 11 marzo 2026 – Riunire i frammenti della memoria. Trasfigurando momenti, luoghi e volti della quotidianità nella poesia universale dell'arte: "maledetto", "teppista", sensibile fino alla brutalità, raccontare un maestro come Ottone Rosai significa restituirne il respiro umano, etico e creativo nella sua complessa e sfaccettata dimensione esistenziale. Per questo, il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti ha deciso di raccogliere in un'unica mostra il corpus eterogeneo di opere, dipinti e documenti provenienti dal Lascito Rosai, la collezione Alberto Della Ragione e il Gabinetto G.P Vieusseux - Archivio Contemporaneo Alessandro Bonsanti.
"Poeta Innanzitutto" – in programma fino al 4 ottobre 2026 – è il titolo dell'esposizione, che presenta settanta capolavori del pittore fiorentino, articolati in due ambienti distinti e suddivisi in un doppio filone: "Nella prima parte, Rosai celebra le strade e le campagne fiorentine: il percorso attraversa le sublimi architetture del Brunelleschi e di Arnolfo, le chiese di Santa Maria Novella, del Carmine e Santo Spirito, la celeberrima via di San Leonardo dove aveva lo studio, fino alle distese di ulivi e vigneti incolumi al passare dei secoli - spiega il direttore Sergio Risaliti - Poi, nella seconda, rende omaggio alla straordinaria comunità di poeti, scrittori, intellettuali e artisti che impregnavano di vitalità e talento la città e il suo tessuto sociale nella prima metà del Novecento".
Se i luoghi immortalati non sono semplici vedute, ma spazi fisici e interiori dialetticamente gravidi di misura e resistenza, luci e ombre, appartenenza e solitudine, così i ritratti dei suoi amici sono presenze silenziose cariche di tensioni morali e affettive irrisolte, a tratti rasserenanti, spesso dolorose: due soggetti artistici apparentemente lontani, ma destinati ad incontrarsi in un'unica geografia delle emozioni, composta da camminate notturne, incontri nei caffè, stanze di lavoro condivise. Una comunità inquieta consapevole della fatica quotidiana di esistere e obbligata a credere ancora nel valore universale e salvifico dell'arte.
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