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Il blitz paramilitare: 6 minuti per portare via un bottino da 3 milioni di euro, ladri in fuga con 20 chili d’oro

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02.04.2026

Banda di professionisti porta via oltre 20 chili di metallo prezioso alla Top Gold di Castelluccio. Un mezzo usato come un ariete, chiodi e tronchi sulla strada per scappare più facilmente.

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Arezzo, 2 aprile 2026 – Sei minuti, forse meno. Tanto sarebbe bastato a un gruppo organizzato per mettere a segno uno dei colpi più rilevanti degli ultimi mesi nel distretto orafo aretino. Obiettivo la Top Gold, azienda di Castelluccio, nel comune di Capolona, realtà attiva da oltre trent’anni sui mercati internazionali nella lavorazione dell’oreficeria a canna vuota. Un’azienda conosciuta nel settore per la qualità della produzione e per una presenza consolidata nelle esportazioni, elemento che rende ancora più significativo l’impatto del colpo.

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Il bilancio: venti chili tra oro e semilavorati, valore 3 milioni

Il bilancio, ancora provvisorio, parla di un bottino pesante: circa venti chili tra oro e semilavorati. Una quantità che, secondo le prime valutazioni, potrebbe tradursi in un valore vicino ai tre milioni di euro. La quantificazione esatta è però ancora in corso e richiederà verifiche puntuali sui materiali sottratti, tra prodotti finiti e lavorazioni in fase di completamento.

Il piano è scattato nel cuore della notte, attorno alle 3. Prima ancora dell’irruzione, i malviventi avevano già predisposto il terreno: chiodi sparsi sull’asfalto e grossi rami abbandonati lungo le strade di accesso all’area industriale. Un sistema mirato a rallentare eventuali pattuglie in arrivo e a guadagnare tempo nella fase più delicata, quella della fuga.

Un blitz paramilitare

Una tecnica che negli ultimi anni è stata utilizzata in più occasioni e che dimostra un livello di organizzazione sempre più elevato. Solo dopo aver isolato la zona è iniziata la seconda fase. Un’auto rubata è stata lanciata contro il portone principale dello stabilimento, trasformata in un ariete per aprire un varco. L’impatto ha permesso al gruppo, composto secondo le prime ricostruzioni da tre o quattro persone con il volto coperto, di entrare rapidamente all’interno. L’utilizzo di veicoli rubati, spesso sottratti poche ore prima, rientra in un copione consolidato per questo tipo di azioni.

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Esplode la cassaforte

Da quel momento, l’azione si è sviluppata con precisione. I ladri si sono diretti verso le aree sensibili dell’azienda, puntando alla cassaforte. Per aprirla sarebbe stata utilizzata una carica esplosiva, una tecnica già riscontrata in altri episodi simili e capace di garantire risultati immediati in tempi ridotti. L’esplosione avrebbe provocato danni anche ad alcune parti della struttura, segno della potenza dell’innesco utilizzato.

Tutto si è consumato in pochi minuti. Il tempo necessario per prelevare il materiale prezioso e lasciare lo stabilimento prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. Un’azione rapida, studiata per ridurre al minimo i rischi e massimizzare l’efficacia del colpo.

La fuga, con ogni probabilità, è avvenuta sfruttando la viabilità secondaria della zona, con possibili collegamenti rapidi verso le principali direttrici del territorio aretino. Non si esclude l’utilizzo di più mezzi per disperdere le tracce e rendere più complessa l’attività investigativa nelle ore immediatamente successive. Un ruolo chiave nelle indagini lo avranno le immagini dei sistemi di videosorveglianza, interni ed esterni, che avrebbero ripreso sia l’irruzione che le fasi successive. I carabinieri del comando provinciale di Arezzo stanno analizzando i filmati insieme ai dati dei varchi con lettura targhe, nel tentativo di ricostruire i movimenti della banda e individuare eventuali percorsi utilizzati prima e dopo il colpo.

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Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori c’è quella di un gruppo specializzato, già attivo nel settore e capace di replicare schemi operativi ormai riconoscibili: veicoli rubati, azioni lampo, ostacoli sulla viabilità per ritardare i soccorsi. Elementi che fanno pensare a una pianificazione accurata e a una conoscenza approfondita del territorio, oltre che a possibili basi logistiche nell’area.

La Top Gold, del resto, era già stata presa di mira in passato. Nell’ottobre 2022 un tentativo di furto era stato bloccato grazie ai sistemi di allarme, mentre nel giugno 2021 l’azienda aveva denunciato la sottrazione di circa cinque chili di semilavorati in oro, per un valore di 200mila euro. Episodi che confermano come il settore resti particolarmente esposto.

L’episodio riaccende i riflettori su una pressione criminale che continua a interessare il distretto orafo aretino, uno dei poli più importanti del settore a livello nazionale. Le indagini proseguono per individuare i responsabili e verificare eventuali collegamenti con altri colpi messi a segno negli ultimi mesi, in un contesto che richiede sempre maggiore attenzione sul fronte della sicurezza.

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