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Morto a 84 anni Umberto Bossi, il Senatur che ha stravolto la politica: da Roma ladrona al sogno Padania /

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20.03.2026

Umberto Bossi (1941-2026)

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Varese – Alto, allampanato. Aria un po' stralunata. Occhiali spessi. Aria sempre un po' stralunata. Impermeabile stazzonato. Quell'aria da studente fuori corso (o se si preferisce da "balabiott" nullafacente alla lombarda), che manterrà per anni anche quando la capigliatura, folta, cespugliosa, avrà iniziato a ingrigire. Arriva alla politica dopo averne fatte di ogni colore: "Ho fatto l'operaio, il perito tecnico, ho lavorato nell'informatica, ho studiato medicina a Pavia, ho insegnato matematica e fisica".

I genitori che lo mettono al mondo da figlio primogenito (il 19 settembre 1941, a Cassano Magnago, operosa provincia varesotta) sono un padre operaio, Ambrogio, e una madre portinaia, Angela. Il papà vota Dc, le preferenze della mamma vanno al Psi. Negli anni Settanta, mentre per tirare su un po' di spiccioli canta con un complessino sotto il nome di Donato, milita a sinistra. A fargli cambiare idee e vita è il caso.

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Nel 1979, stagionato studente e tecnico di laboratorio a Pavia, legge per caso all'ingresso della facoltà di Medicina un manifesto dell'Union Valdotaine. Attacca discorso con Bruno Salvadori, uno dei capi del partito. È la sua via di Damasco. Sposa le idee autonomiste, si dà da fare per creare una rete di movimenti nell'Italia Settentrionale. Lo stesso anno conosce Roberto Maroni. Crea con lui e con Giuseppe Leoni la Lega Autonomista Lombarda. Il 12 aprile 1984 fonda la Lega Lombarda, di cui sarà segretario fino al 1993. Firmano l'atto di costituzione davanti al notaio Franca Bellorini, di Varese, Bossi, la sua compagna Manuela Marrone, Giuseppe Leoni, Pierangelo Brivio, Marino Moroni, Enrico Sogliano.

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La Lega ha padri e precursori illustri come il grande federalista Carlo Cattaneo e i federalisti americani. Con il professor Gianfranco Miglio, costituzionalista e scienziato della politica, il tema del federalismo entra nella vita politica italiana. L'ideologo pensa e teorizza. La voce cavernosa del Bossi giù demiurgo, volgarizza e propaganda il nuovo Verbo nelle piazze della Padania, che batte alla guida di una Citroën scassata.

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Alle elezioni politiche del 1987 Bossi è eletto al Senato (l'appellativo di "senatùr" lo accompagnerà per tutta la vita). Il 4 dicembre 1989 fonda la Lega Nord e al raduno di Pontida è acclamato segretario federale. Alle amministrative del maggio '90 il partito è al 4%, ma in Lombardia conquista il 18,9% dei voti, davanti al Pci (18,8%) e dietro la Dc (28,6%). Alle politiche del '92 Bossi entra alla Camera. Quello degli anni che seguono è un Bossi diviso fra opposizione e governo.

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Il nuovo polo di centrodestra chiamato Casa delle Libertà vince le elezioni ma i voti della Lega sprofondano al 3.9%. Nel 1994 la breve alleanza di governo con Forza Italia di Silvio Berlusconi. Lo stesso anno Miglio lascia la Lega Nord, contrariato dall'intesa con Forza Italia, da Bossi ministro, dal rientro della spinta federalista e secessionista. Alle elezioni politiche del 1996 la Lega corre sola e i voti salgono al 10,8%. Il tribuno Bossi, che organizza una manifestazione lungo il Po, dall'ampolla raccolta alle sorgenti piemontesi sul Monviso a Venezia, in Riva degli Schiavoni.

La mattina dell'11 marzo 2004 un colpo di maglio si abbatte su Bossi. Atterrato da un ictus, viene ricoverato prima all'Ospedale Fondazione Macchi di Varese, poi alla clinica Hildebrand di Brissago, nel Canton Ticino, per un lungo periodo di convalescenza e riabilitazione. L'uomo che, in settembre, riappare nell'abitazione color ocra di Gemonio, porta i segni dell'emiparesi che l'ha colpito, un braccio indebolito, la camminata che rimarrà faticosa. E' il terribile inizio di anni difficili che non risparmieranno al vecchio condottiero amarezze pubbliche e delusioni private. I tempi, il clima politico stanno mutando. Il movimento cambia gradualmente fisionomia quasi in parallelo con il declino politico e fisico del fondatore.

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I tempi delle folle che a Pontida invocano la secessione del Nord, dei manifesti della gallina dalle uova d'oro, di "Roma ladrona" e "Paga, somaro lombardo", delle interviste rilasciate da Bossi in canottiera, paiono (e sono) retaggi di un passato lontano. Il 5 aprile 2012 Bossi si dimette da segretario federale dopo le inchieste della procura di Milano e quelle di altre città sul presunto utilizzo di fondi del partito da parte della famiglia Bossi. Per un anno scompare e si parla del "cerchio magico" familiare e amicale che lo circonderebbe.

Si riaffaccia al proscenio al raduno di Pontida del 2013. E' sofferente, quasi dolorosa la figura dell'irriducibile combattente che si presenta alle primarie della Lega Nord. Viene travolto dal giovane avversario Matteo Salvini, che vuole una Lega non più del Nord ma nazionale, collegata agli omologhi dei movimenti sovranisti europei, a cominciare da Marine Le Pen.

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Nella Pontida del 2017, una domenica di settembre, per la prima volta non sale sul palco. "Gli si è voluto evitare una contestazione", spiega il suo acclamatissimo successore, Matteo Salvini. I cronisti rintracciano Bossi in trattoria, quasi solo, salvo pochi amici. A Pontida non apparirà mai più.

Nel luglio di quell'anno il tribunale di Milano ha condannato Bossi a due anni e 6 mesi e l'ex tesoriere Francesco Belsito a quattro anni e 10 mesi per truffa ai danni dello Stato. Secondo l'accusa, fra il 2008 e il 2010, sarebbero stati presentati al Parlamento rendiconti irregolari per ottenere, indebitamente, fondi pubblici che sarebbero stati usati, in gran parte, per spese della famiglia Bossi. E' stata disposta la confisca di 48 milioni di euro della Lega. In appello, a Genova, la condanna a Bossi viene rimodulata in un anno e 10 mesi, quella di Belsito è ridotta a tre anni e 9 mesi E' confermata la confisca.

Ancora un malore in casa, ancora ricovero e riabilitazione nel febbraio del 2019. In agosto la sezione penale feriale della Cassazione dichiarerà prescritto il reato di truffa. Rimane la confisca dei fondi.

Parrebbe il triste autunno del patriarca. Un patriarca anziano, sfibrato, ma non domo. Nelle elezioni politiche del settembre 2022 Umberto Bossi torna alla Camera. E poco dopo lancia il Comitato Nord con l'obiettivo dichiarato di riportare la Lega alle sua originaria vocazione autonomista.

Alle Europee del 2024, tramite l'ex deputato Paolo Grimoldi, Bossi fa sapere di avere votato Forza Italia per dare la preferenza a Marco Reguzzoni. Grimoldi viene poi espulso e fonda la formazione autonomista e settentrionalista Patto per il Nord, di cui Bossi diventa presidente ad honorem ricevendo la tessera n.° 1. Nell'agosto del 2024 circola la falsa voce della morte di Bossi, subito smentita dal figlio Renzo. Il 19 marzo 2026 la morte all’ospedale di Circolo di Varese.

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