Undicimila pendolari in carrozza. Rischio sovraccarico delle linee con l’arrivo di nove frecce francesi |
Undici mila pendolari in carrozza. Rischio sovraccarico delle linee con l’arrivo nove frecce francesi
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Arezzo, 11 marzo 2026 – Da Arezzo a Firenze. O da Montevarchi, San Giovanni, Figline. E viceversa: l’esercito dei pendolari che fa su è giù verso il capoluogo, che sia per studio o per lavoro. Gli spostamenti complessivi nel 2025 su rotaia hanno toccato le vette di densità abitativa di Surat (India): 6,3milioni in tutte le stazioni lungo la tratta Firenze Campo di Marte-Chiusi. Altri numeri da snocciolare: andata e ritorno i movimenti giornalieri sono 23mila, ovvero la bellezza di 11.500 pendolari. Solo la stazione di Arezzo conta 3.600 viaggiatori al giorno, nel Valdarno, a Figline, siamo a quota 2.300. Numeri in flessione rispetto all’era pre-covid (3mila e passa). Comunque imparagonabili a Laterina, fanalino di coda con 162 passeggeri al dì.
Numeri che fotografano un sistema collaudato di persone che si affidano al treno per gli spostamenti quotidiani. Nel bene e nel male. Nel bene perché il collegamento verso l’epicentro della Toscana gode della direttissima dell’Alta Velocità. Senza fermate intermedie, basta una cinquantina di minuti al regionale veloce da qui a Firenze. Nel male perché lo stress dei pendolari è causato da ritardi imprevisti, guasti alla linea imprevedibili, rallentamenti della circolazione dovuti tra San giovanni Valdarno e Firenze Rovezzano per un massiccio intervento di manutenzione (da 23 milioni complessivi) per la sostituzione binari. Trenitalia a ragion veduta aveva preannunciato 9 minuti di ritardo in media a treno da dicembre a ieri. L’ultimo giorno di cantieri.
E poi ci sarebbe quel diritto di precedenza che i regionali veloci devono rispettare in ossequio alle frecce lungo la direttissima. Tutti elementi che complicano i trasferimenti dei pendolari. Non che questi viaggino solo con abbonamenti sui regionali e non che a bordo dei Frecciarossa o Italo vi siano solo turisti mordi e fuggi in visita a Milano, Roma, Napoli.
Un futuro migliore entro il 2028
Questo almeno fino a fine 2028. Perché la conferma del fine lavori senza ritardi sul cronoprogramma del passante Alta Velocità da oltre 3 miliardi di euro annunciato nei giorni scorsi dal governatore Eugenio Giani, segnerà uno spartiacque per tutto il trasporto ferroviario. Perchè la separazione dei flussi, tra Av e regionali, grazie alla stazione sotterranea e chilometri e chilometri di gallerie a collegare Campo di Marte a Castello, consentirà di liberare i binari di superficie in Santa Maria Novella. Con un’offerta che a quel punto vedrà un salto di categoria dei treni regionali: da 414 a 616. Più offerta, meno ritardi, niente più inchino in ossequio alle Frecce.
La nuova sfida del mercato ferroviario
Solo che di qui al 2028 la strada è lunga e a complicare (potenzialmente) la vita degli aretini che si affidano al treno è arrivata la notizia del via libera dell’Antitrust al terzo operatore: da settembre 2027 irromperà nel mercato ferroviario il colosso francese Sncf, pronto a portare sui binari italiani i treni Tgv a due piani e di ultima generazione, 15 nuovi treni con capacità potenziale di oltre 10 milioni di passeggeri l’anno e 4milanuovi posti di lavoro, diretti e indiretti. L’Antitrust ha previsto che Rfi assegni al gruppo francese un pacchetto minimo di 18 slot orari sulle direttrici dell’Alta velocità Torino-Milano-Roma e Torino-Milano-Venezia. Ora, il piano industriale del colosso Sncf prevede un totale di 13 viaggi quotidiani di andata e ritorno di cui 9 da Torino a Napoli, passando quindi per Firenze (attraversando Arezzo). Il rischio è quello di un sovraccarico a una linea già intasata di suo, con i regionali i primi a soffrire dei congestionamenti alla linea.
Le garanzie della Regione Toscana
“Il nostro dovere sarà vigilare attentamente su Trenitalia e su Rfi affinché non venga alterato l’equilibrio esistente fra i treni regionali e l’alta velocità - la promessa dell’assessore regionale ai Trasporti Filippo Boni -. Antenne dritte per fare in modo che Trenitalia garantisca lo stesso servizio di quello attuale – insiste Boni –. Da contratto il gestore deve risolvere eventuali criticità, noi con Rfi abbiamo un confronto aperto e quotidiano. Sicuramente vigileremo”.
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