Malattie del cuore, a Viareggio sette casi a rischio individuati grazie a un campionamento |
L'interno di un ospedale. Il campionamento svolto a Viareggio e in Versilia è durato due anni
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Viareggio, 25 marzo 2026 – Un campionamento durato due anni su 381 cittadini: 7 dei quali (oltretutto impegnati in attività fisica) risultati ad alto rischio cardiaco. E’ il risultato dello studio “Un cuore Forte” realizzato da Ars Medica (cooperativa di medici che da oltre vent’anni opera in Versilia e non solo) su iniziativa di un suo socio, il dottor Duilio Maggi, col sostegno economico di un nutrito gruppo di persone tra cui anche la Mutuo Soccorso.
Il legale rappresentante e vicepresidente di ArsMedica è il dottor Daniele Spina e un apporto fondamentale al progetto è stato fornito dal cardiologo Stefano Maffei. Lo studio – anticipato alla presenza del presidente dell’ordine dei medici di Lucca, dottor Umberto Quiriconi e che sarà illustrato in un incontro pubblico sabato alle 10 al Cinema Nuovo Lido – ha visto nell’arco dei 24 mesi la partecipazione volontaria e gratuita dei medici di medicina generale con pazienti di Forte dei Marmi e l’invito a sottoporsi ai controlli: a raccoglierlo 381 persone con un’età media di 58 anni e composto per oltre il 56% da donne (215 donne e 166 uomini).
I partecipanti, dopo una visita di screening da parte dei rispettivi medici curanti che hanno calcolato il loro rischio cardiovascolare, sono stati indirizzati verso un percorso diagnostico, venendo sottoposti a visita cardiologica ed ecocolordoppler cardiaco. Tutte le spese (comprese quelle per gli esami del sangue) sono state coperte dalla cooperativa. I risultati e gli esiti raccolti descrivono una comunità fortemarmina complessivamente in buona salute: solo il 40% dei maschi ha un rischio inferiore al 5%, il 36.5% ha un rischio fra 5% e 10%: il 23,5% ha un rischio fra 10% e oltre 30%.
Individuate patologie asintomatiche
In sette casi (circa il 2% del campione) sono emerse condizioni francamente patologiche con quadri asintomatici e quindi problemi ancora più subdoli. In conclusione, lo studio conferma che la malattia non è uno stato ma un percorso che va dal rischio all’esito e le strategie di prevenzione a basso rischio, ovvero quelle rivolte all’intera popolazione e non soltanto ai malati, sono la chiave per ridurre il carico di malattia, le disuguaglianze di salute e la pressione sul Servizio sanitario nazionale.
«Sono stati scelti – evidenzia Michela Franchini, la ricercatrice che ha esaminato i dati – residenti di età compresa fra i 45 e 69 anni che è l’area ’grigia’ della prevenzione dato che in tale età si è impegnati in altro e spesso ci si dimentica della salute. La distribuzione dei fattori comportamentali (alimentazione, attività fisica, abitudine al fumo e qualità del sonno) rilevata nei soggetti con rischio inferiore al 10% suggerisce l’importanza di promuovere opportune attività di informazione / formazione, sfruttando anche tecnologie e modalità innovative».
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