Lenci, sfida al cambiamento. Un secolo dopo torna Bottega e punta ancora sulla qualità

Lo storico negozio di via Fillungo è ancora gestito dalla famiglia del fondatore Grisostomo oggi c’è Katia che ha deciso un restyling: “C’è una tradizione familiare da difendere“.

Quasi il trenta per cento in meno di negozi in poco più di dieci anni: anche a Lucca la crisi del commercio tradizionale sta picchiando duro, ma c’è chi non intende mollare. Anzi, rilancia. E’ il caso della Bottega Lenci, uno storico negozio di scarpe del centro che ha aperto i battenti nel 1912: 114 anni fa.

Generazioni e generazioni (siamo alla quinta) si sono succedute nei locali di via Fillungo, dopo che il fondatore Grisostomo Lenci, originario di Segromigno, patria lucchese delle scarpe, decise di scommettere sul commercio al dettaglio. Sono tre negozi che nel corso del tempo intere generazioni di lucchesi hanno frequentato. Ora ne è rimasto uno, e di recente è stato completamente ristrutturato da Katia Lenci proprio in via Fillungo.

Katia lo sta gestendo dal 2020, ha deciso di cambiarli anche nome, battezzandolo Bottega Lenci proprio in omaggio a come le attività venivano molto spesso chiamate un tempo se c’era una gestione artigianale: non negozio, ma bottega. Una ristrutturazione integrale, con il negozio totalmente trasformato in cui si mischiano con stile elementi del passato a modernità. Un guanto di sfida in tempi di crisi del commercio tradizionale.

"Una pazzia? Da una certa parte può essere – spiega – ma ci voglio provare: c’è una tradizione familiare da difendere e portare avanti e sono sempre convinta che ci sia l’esigenza di un determinato tipo di commercio, a maggior ragione a Lucca dove si cerca una certa qualità. Abbiamo deciso di realizzare una ristrutturazione integrale che è andata avanti da gennaio a ora: la riapertura è avvenuta sabato scorso. Sono molto contenta, perché abbiamo già ricevuto tanti risconti positivi sin da questi primi giorni".

Il cambio è anche, proprio per fronteggiare le nuove sfide, su più livelli, non certo solo sull’arredamento del locale. A cominciare dal tipo di merce. "Ho cercato di unire alcune cose del passato – sottolinea – con elementi di novità: le scarpe continuano a provenire da artigiani toscani e campani dai quali ci serviamo da tanto tempo, ma a questi abbiamo aggiunto altri marchi e una linea di accessori fatta di borse, cinture e altro ancora per migliorare l’offerta. E’ un lavoro continuo di ricerca su quello che richiede il mercato".

Mercato che propone la concorrenza, talvolta sleale, sempre pericolosamente reale, dell’on line.

"E’ un tasto delicato – sottolinea – abbiamo realizzato un sito, ma per certi aspetti è come aprire un nuovo negozio se si vuole fare un buon lavoro. Cerchiamo di rinnovarci anche attraverso i social che stanno dando risultati, poi, rispetto all’on line, resta proprio il servizio ed è quello che ci deve differenziare in un mondo che è cambiato del tutto o quasi negli ultimi anni, a cominciare dagli orari continuati che chiaramente penalizzano le attività con pochi o nessun dipendente. Oltretutto, questa liberalizzazione degli orari non mi pare abbia prodotto un reale aumento delle vendite".

C’è poi anche il cambio di clientela: se prima, come tutti i negozi o quasi della città, era appannaggio dei lucchesi, ora la variabile turisti pesa. Eccome se pesa.

"Anche il turismo è cambiato – conclude – prima arrivavano persone con maggiore capacità di spesa, ora questa capacità si è ridotta, senza considerare che dobbiamo fare i conti ancor di più con la stagionalità, proprio per la presenza massiccia di turisti. Un aspetto che ha riflessi anche nella scelta delle quantità di acquisti da effettuare verso i fornitori, soprattutto per quanto riguarda i modelli invernali".

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