Grinta Pini, dal Mugello al tetto del mondo |
Guido Pini del team Leopard, sul gradino più alto del podio, domenica ad Austin
Articolo: Il motomondiale fa ricco il Mugello: "Affari in aumento, una vittoria"
Articolo: Una scorpacciata di eventi per tutti gli appassionati
Articolo: Bergamini verso la vetta: "Porterò il tricolore"
Dopo il successo ad Austin, il suo primo in carriera nel Motomondiale, Guido Pini, giovane pilota del team Leopard Racing, è tornato a casa, nel suo Mugello, circondato dall’affetto di chi lo conosce da sempre, là dove tutto è cominciato.
Tuo padre una volta mi disse che hai fatto il primo giro in minimoto a poco più di due anni. Ti ricordi quel momento?
"Mi hanno detto che avevo due anni e otto mesi, però di quel momento non mi ricordo niente. Nel piazzale della scuola a Scarperia era stata organizzata una giornata per provare le minimoto. In casa abbiamo una foto molto bella che mi ritrae mentre vado sulla minimoto, con il babbo che mi tiene da dietro".
Tu avevi un casco più grande di te…
"Era quello del babbo, quindi effettivamente potevo anche andare senza perché era inutile averlo. Però almeno nella foto c’è e possiamo dire che eravamo legali".
C’è stato un momento della tua carriera in cui hai pensato: posso arrivare al Motomondiale?
"Quando è arrivata la chiamata di Emilio Alzamora. Quello è stato il momento più importante: significa che stai andando forte e che una persona come lui crede nelle tue potenzialità. Se ci crede uno che ha seguito tanti campioni, allora vuol dire che davvero puoi arrivarci".
Quest’anno hai cambiato moto, passando da KTM a Honda, e sei approdato in Leopard Racing, il team con cui il pratese Dalla Porta vinse il mondiale. Come ti stai trovando? Hai parlato con Lorenzo?
"Con Lorenzo ci conosciamo, ma non abbiamo parlato. Io mi sono fidato subito di Leopard Racing, le moto in pista andavano forte e mi piace il metodo di lavoro del Direttore Tecnico Christian Lundberg. Le prime gare stanno rispecchiando il nostro percorso: in Thailandia avevo aspettative alte, ma abbiamo dovuto costruire tutto da zero perché moto e squadra erano nuove. In Brasile siamo stati quinti e in Texas è arrivata la vittoria".
Arriviamo proprio all’ultima curva di Austin. Il doppio sorpasso su Carpe e Perrone era preparato o istinto?
"Volevo provarci alla penultima curva, ma quando ho visto Carpe buttarsi ho capito che non avrebbe chiuso bene la traiettoria. Ho cercato di restare pulito, perché l’importante era uscire forte dall’ultima curva. Dietro di me c’era Quiles e dal momento in cui siamo usciti dalla curva fino al traguardo mi è sembrato passasse un’eternità: avevo paura che riuscisse a passarmi in scia, ma fortunatamente il traguardo è abbastanza vicino e sono riuscito a tagliarlo per primo".
Dopo la vittoria hai ricevuto un messaggio che ti ha fatto piacere?
"Su Instagram mi ha scritto Pecco Bagnaia. Fa sempre piacere quando un pilota della MotoGP, soprattutto un due volte campione del mondo, ti scrive. I messaggi più emozionanti però sono stati quelli della mia famiglia: mamma, zii, cugini, chi sa cosa c’è stato dietro per arrivare fino a lì... Comunque non mi voglio fermare alla prima vittoria, non ho vinto un campionato. La prima è sempre bellissima, però adesso cerchiamo di continuare così, sperando che sia solo la prima di tante".
Sei quarto in classifica e primo dei piloti Honda in Moto3. Che obiettivi hai per questa stagione?
"Il campionato è lunghissimo, guardare la classifica adesso non ha senso. Prendiamo gara per gara: l’obiettivo è finire sempre tra i primi e dare il massimo, divertendosi, che è la cosa fondamentale".
© Riproduzione riservata