Toscana, una valanga di No al referendum. Giani: “Un contributo determinante”

Nel grafico di destra, il No che vince in tutte e dieci le province della Toscana. A sinistra una scheda elettorale

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Firenze, 24 marzo 2026 – Affluenza monstre (66,27%) e rifiuto compatto – con differenti ampiezze di forbici – da Firenze a Livorno, dalla Garfagnana al Mugello. La Toscana alle urne verga un no deciso sulla scheda verde del referendum sulla riforma della giustizia. Alla fine finisce 58,16% a 41,84% con Livorno che guida la classifica dei capoluoghi contrari (67,32% dei no), tallontata da Firenze che si ’ferma’ 66,57%.

Le due capitali rosse della Toscana mandano un chiaro messaggio anti-governativo e, anche se sovrapporre una consultazione referendaria a un voto politico, è mossa azzardata resta indubbio che il responso delle urne porti giubilo in casa dem (di «giornata radiosa che mi rende orgoglioso di una regione che ha mandato un chiaro messaggio di difesa della costituzione e di premio al nostro buongoverno» parla il governatore Eugenio Giani).

I Comuni del centrodestra

Una scorsa ai risultati degli altri capoluoghi basta infatti a capire che il no ha prevalso ovunque, anche nelle città governate dal centrodestra. Come Pisa (64,1% a 35,8%), Pistoia (59,02% a 40,98%) e Siena (58.3% a 41,7%) e, seppur in maniera più risicata, anche Arezzo (50.99% a 49,01%) e Grosseto (50.94 % a 49,06%). A Prato – oggi commissariata – il no s’impone 54.44% a 45,56% mentre a Massa-Carrara finisce 56.2% a 43,8%. Un filotto di responsi che, al netto delle parole misurate del coordinatore regionale toscano di FdI Francesco Michelotti («Prendiamo atto. Proseguiremo il nostro lavoro per il bene dei toscani, certamente facendo nostra una nuova consapevolezza») impone una riflessione profonda per il centrodestra toscano. A ’consolare’ in qualche modo gli sconfitti arriva il politologo Alessandro Chiaramonte secondo il quale «è ancora presto» per capire la composizione di chi ha votato sì e chi no.

Le parole del politologo

«La traduzione automatica del no come voto al campo largo e del sì al centrodestra risulterebbe un po’ forzata – argomenta Chiaramonte – Anche se in alcuni centri dove governa il centrodestra ha vinto il no bisogna saper distinguere un referendum come questo dove forse hanno inciso anche molti elettori che in passato si erano astenuti e sono tornati a votare per una ’chiamata alle armi’ in difesa della Costituzione. Alle amministrative contano candidati, portatori di voti, i programmi». «Certo è – conclude – che c’è un segnale politico che può tradursi in una spinta ulteriore al campo largo». E infatti il centrosinistra gonfia il petto. È ancora Giani a rimarcare la vittoria: «La Toscana ha saputo essere prima regione nella scelta del no, contribuendo in modo determinante all’affermazione di un indirizzo politico che dice a questo governo: giù le mani dal controllo politico e dall’indebolimento dell’autogoverno della magistratura come ordine indipendente e autonomo».

E poi: questo voto è «il segno di una comunità viva, che non si tira indietro. Da qui si riparte, con serietà e responsabilità. Perché la democrazia non è mai scontata. E oggi, ancora abbiamo scelto di prendercene cura». Per il segretario regionale del Pd Emiliano Fossi «è stata sconfitta l’arroganza della destra». Tutto ciò mentre il parlamentare di FdI Giovanni Donzelli, l’esponente del governo più in vista in Toscana, ammette la sconfitta: «Avevamo promesso che la riforma della giustizia, l’abbiamo presentata al popolo italiano, il popolo si è espresso e, quando il popolo si esprime, ha sempre ragione». Ecco il leader di Iv Matteo Renzi: «Il governo ha preso una riforma di legge esautorando il parlamento, che è sempre stato favorevole alla separazione delle carriere ma contrario a questo tipo di metodo di riforma. Avevamo chiesto di cambiarla e ci è stato detto di no: oggi il messaggio è che c’è solo una sconfitta sonora del governo ancor prima che delle ragioni del sì». Dice di no anche l’Umbria. Più decisa Perugia (55.31% a 44,69%), più divisa Terni (52.67% a 47,33%). «Un ‘no’ forte e chiaro a difesa della Costituzione e della separazione dei poteri, cardine dí democratica e libertà» commenta la governatrice Stefania Proietti. Infine La Spezia dove il no prevale con il 55,04%.

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