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Furio Valcareggi, quell’ultimo sguardo del babbo: “Campo di Marte, il mio mondo. Macché Var, preferisco il bar”

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Ferruccio Valcareggi ai tempi in cui allenava la Nazionale, accanto l’adorato figlio Furio

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Firenze, 24 maggio 2026 – “Compio ottant’anni e, dico la verità, mi fanno un po’ paura”. Furio Valcareggi, procuratore, figlio del gigante Ferruccio, ’Uccio’, monolite del pallone che fu – di sguardi accigliati, urla rauche, pochi fronzoli e via pedalare, ala/mezzala/punta/stopper altro che ’braccetti’ e ’falsi nueve’ – si racconta con la sua voce elegante, tenue e naif, il timbro sornione di chi ha vissuto la meglio gioventù di una città, Firenze, ma di un mondo intero proprio, aggiungiamo noi.

Uomo di calcio. Asciutto, arguto. E insieme affabulatore, ammiccante. Chi era – con il babbo – negli spogliatoi azzurri dello stadio Azteca di Città del Messico il 17 giugno del 1970 dopo il 4-3 dell’Italia alla Germania, mica con tutto il rispetto un playoff di Promozione, può soltanto parlare. E noi ascoltare e annotare con la penna.

Valcareggi, auguri di cuore.

“Eh, ho qualche acciacco”.

Ci racconti il primo........

© La Nazione