Vino, olio e piante vive: “A rischio 60 milioni di export toscano”. Guerra in Iran, l’allarme di Coldiretti

Florovivaismo: il settore che più di altri rischia di pagare la crisi dovuta alla guerra in Medio Oriente

Articolo: Caro carburante, sos imprese: "Autotrasporto in difficoltà"

Articolo: "Così rilanciamo la Toscana". La ricetta di Confindustria

Articolo: Guerra e caro energia . Mondo agricolo in allerta: "Costi insostenibili serve piano d’emergenza"

Firenze, 11 marzo 2026 – La forte instabilità geopolitica legata alla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran in Medio Oriente mette a rischio quasi 60 milioni di euro di esportazioni toscane, con possibili ripercussioni pesanti su vino, olio e piante vive, che da soli rappresentano circa il 60% delle vendite verso l’area. A lanciare l’allarme è Coldiretti Toscana, sulla base di un’analisi dei dati Istat riferiti all’ultimo anno, che evidenzia come a essere più esposte siano soprattutto le province di Firenze, Pistoia e Siena.

Il valore complessivo dell’export agroalimentare toscano verso i Paesi del Golfo — tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Oman, Libano e Israele — ha raggiunto circa 56 milioni di euro, un risultato frutto di una crescita costante negli ultimi anni ma ora messo in pericolo dall’escalation del conflitto.

Forte aumento dei costi di produzione

Alla frenata degli scambi si aggiunge l’aumento dei costi di produzione. In particolare il gasolio agricolo ha registrato rincari del 40% in una sola settimana, mentre alcuni fertilizzanti, come l’urea, risultano difficili da reperire. Non solo. Ci sono anche ulteriori rincari annunciati per materie plastiche, vasi e impianti di irrigazione. Per questi motivi Coldiretti ha annunciato di aver presentato una denuncia alla Procura contro possibili speculazioni sui prezzi.

«Questo conflitto ricadrà, come già accaduto con la guerra in Ucraina, sulla pelle delle imprese e delle famiglie — spiega la presidente di Coldiretti Toscana Letizia Cesani —. L’aumento dei costi di carburante e gas ha effetti a catena sulla competitività delle aziende e sul costo della vita. È necessario vigilare contro distorsioni lungo la filiera. Il Medio Oriente è diventato negli ultimi anni un mercato sempre più importante per il nostro agroalimentare: le esportazioni sono cresciute del 60% in cinque anni, passando da 35 a 56 milioni di euro. Uno sbocco con grandi potenzialità che ora rischia di essere compromesso».

I territori toscani più colpiti

L’allarme riguarda, ovvio, i territori a forte vocazione agricola. In testa c’è la provincia di Firenze con 17,5 milioni di euro di export nel 2025, seguita da Pistoia con 10,2 milioni e Siena con 9,6 milioni. Poi Pisa con 7,1 milioni, Arezzo con circa 5 milioni, Livorno con 4,4 milioni e Lucca con 1,5 milioni, mentre valori inferiori al milione si registrano per Prato, Grosseto e Massa-Carrara.

Tra i prodotti più esportati figurano le bevande, soprattutto vino, per 15,5 milioni di euro, seguite da olio e derivati con 10,8 milioni e dalle piante vive con 9,1 milioni. Proprio il florovivaismo è tra i settori più a rischio. Il distretto di Pistoia, leader nazionale, ha spedito nell’ultimo anno verso i Paesi del Golfo quasi 10 milioni di euro di piante, pari a circa un terzo dell’intero export italiano del comparto verso quell’area.

Non solo. Il rallentamento dei traffici marittimi arriva nel momento più delicato della stagione, con circa mille container destinati al Medio Oriente e ordini già acquisiti che stanno subendo rallentamenti. Alcune spedizioni sono state deviate verso rotte alternative, come l’India, con possibili ripercussioni sulla qualità dei prodotti. A incidere sono anche le scelte delle compagnie di navigazione di evitare il canale di Suez, con conseguente aumento di tempi e costi.

© Riproduzione riservata


© La Nazione