Medio Oriente, tensioni nello stretto di Hormuz: aumentano i costi per le aziende agricole toscane, export a rischio

Le tensioni in Medio Oriente e i rischi legati allo Stretto di Hormuz si fanno sentire anche sulle imprese agricole toscane

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Firenze, 24 marzo 2026 – Le tensioni in Medio Oriente e i rischi legati allo stretto di Hormuz si fanno sentire anche sulle imprese agricole toscane, con aumenti significativi dei costi di produzione e possibili ripercussioni sulle esportazioni verso i Paesi del Golfo. A lanciare l’allarme è Coldiretti Toscana, che parla di rincari a doppia cifra per energia, fertilizzanti e materie plastiche e di un rallentamento del Made in Tuscany agroalimentare in un’area che negli ultimi cinque anni aveva fatto registrare una crescita del 55%.

Secondo l’analisi dell’associazione, il conflitto in Iran e l’instabilità nell’area mediorientale rappresentano una minaccia concreta per la filiera regionale, che solo nel comparto dell’industria alimentare coinvolge 327 imprese e quasi 4 mila lavoratori, secondo i dati Irpet.

Costi per le imprese cresciuti del 30%

“I costi per le imprese agricole sono aumentati in modo considerevole, arrivando a superare il 30%. Le prime risposte sono arrivate dal governo italiano, con il taglio delle accise e i crediti d’imposta per trasportatori e pescatori – afferma la presidente di Coldiretti Toscana Letizia Cesani – ma questo non basta: servono risorse europee per dare risposte concrete non solo agli agricoltori, ma anche ai consumatori. Purtroppo la speculazione si sta diffondendo anche nella filiera agroalimentare: è indispensabile un’azione immediata di monitoraggio e controllo da parte dell’esecutivo, per evitare che in una fase già così critica qualcuno possa speculare sulle spalle di chi produce e di chi acquista”.

L’aumento dei costi riguarda soprattutto fertilizzanti, energia e prodotti chimici, con rincari che arrivano anche a 200 euro a tonnellata. Una situazione che, sottolinea Coldiretti, evidenzia la fragilità del sistema europeo, che negli anni ha delocalizzato la produzione di fertilizzanti, rendendo le aziende dipendenti dall’estero.

Export in affanno: ecco i settori che rischiano di più

Oltre ai costi, a preoccupare è anche il rischio per l’export. Il passaggio nello stretto di Hormuz rappresenta infatti uno snodo fondamentale non solo per petrolio e gas, ma anche per i traffici commerciali verso il Medio Oriente, area che vale circa 56 milioni di euro per l’agroalimentare toscano. I mercati principali sono Emirati Arabi Uniti con 14,4 milioni di euro, Israele con 11,4 milioni, Arabia Saudita con 8,3 milioni, Iraq con 5 milioni, Libano con 4,1 milioni, Kuwait con 3,4 milioni e Bahrein con circa 800 mila euro, oltre ad altri Paesi dell’area.

Tra i prodotti più esportati figurano vino, olio e piante ornamentali, con le province di Siena e Firenze tra le più esposte, insieme al distretto vivaistico di Pistoia che rappresenta una quota rilevante dell’export regionale. “La guerra in Ucraina prima, il Medio Oriente ora, hanno messo a nudo la fragilità e la dipendenza del nostro sistema economico ed energetico – conclude Cesani –. La guerra è già dentro le nostre aziende, tra aumento dei costi e difficoltà negli approvvigionamenti. Servono scelte politiche forti e strutturali che mettano davvero l’agricoltura al centro”.

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