Il re della Doganaccia, festa per gli 80 anni di Sergio: “La comprai di nascosto a mia moglie Tina”
Sergio Ceccarelli, da forestale a imprenditore, nei primi anni Novanta acquistò la stazione sciistica che era all’asta (Acerboni/FotoCastellani)
Articolo: Athina Cenci compie 80 anni: “Con Francesco Nuti ci capivamo in silenzio. Sogno di tornare a recitare”
Articolo: Quali sono i luoghi aperti in Toscana per le Giornate Fai di Primavera 2026
Articolo: Carlo Conti compie 65 anni, gli auguri dell’amico Pieraccioni e il tatuaggio di Cleo: festa da Sanremo top
Doganaccia (Pistoia), 14 marzo 2026 – Spegne oggi ottanta candeline Sergio Ceccarelli. Dici Sergio, in montagna, e tutti capiscono. Il cognome non serve: un po’ come Corrado per la tv. Una vita per la montagna, quella di Ceccarelli. Per la Doganaccia. Nato alle ‘capanne di Cecco’, a Pian degli Ontani, da babbo Desiderio e mamma Italia. Il padre, orfano della Grande guerra, faceva il calzolaio. Poi era entrato a lavorare alla Forestale, come tanti su queste montagne. La mamma, casalinga, anche lei originaria della Valle del Sestaione. Un fratello, Giorgio: lo studioso di famiglia. Intelligente, diplomato all’Iti di Firenze, è scomparso quattro anni fa. «E poi nonna Lisa – racconta – vissuta 96 anni. E’ lei che ci ha allevato: grazie alla sua pensione di vedova di guerra siamo riusciti a vivere dignitosamente».
Quali sono i suoi ricordi di adolescente?
«A 14 anni smisi di studiare. Un grande appassionato dei libri non sono mai stato. Ma in quel momento volevo contribuire al mantenimento di mio fratello Giorgio: vivere e studiare a Firenze era molto costoso. E così andai a lavorare per la Forestale. Il 20 marzo 1960, appena compiuti 14 anni, trascorsi sei mesi a piantare abeti».
Poi subito alla Doganaccia…
«Esatto: facevo il ‘boccia’. Ovvero riportavo a valle i ferri degli skilift, che allora erano mobili. Poi a 16 anni un infortunio in fabbrica mi portò via quattro dita della mano sinistra, che rimasero sotto una pressa di stampaggio lamiere. Appena maggiorenne un nuovo lavoro: consegnavo le bibite in tutta la montagna. La passione per i camion mi rimase, andai a fare il camionista per una ditta di Pescia e vi rimasi quasi sette anni».
Poi, nel 1972, approda alla Polizia municipale di Firenze…
«Dove sono rimasto 21 anni. Ovviamente tutti i fine settimana lavoravo alla Doganaccia: la mia vera passione. Nel frattempo mi ero sposato con Tina (al secolo Leontina Bertugli, originaria di una frazione di Pavullo), con la quale ho avuto due figli: Marco e Ronnie».
Ceccarelli, arriviamo a quel famoso 1991.
«Va bene (ride). Un giorno mi chiesero di andare alla Doganaccia ad aprire gli immobili: la società Doganabella era fallita lasciando un ‘buco’ da 3 miliardi di lire e doveva salire l’ufficiale giudiziario per vendere all’asta mobili, arredi e attrezzature».
«Iniziai ad allungare banconote da 100mila lire per mandare via quanti volevano acquistare qualcosa. E comprai tutto».
Sbaglio o si è dimenticato di specificare che sua moglie non ne sapeva nulla?
«Eh sì. Tornai a casa e dissi a Tina che il giorno dopo ci saremmo dovuti licenziare perché le nostre liquidazioni servivano per comprare la Doganaccia. Grande litigio, ma alla fine andò così. Nemmeno due anni dopo Tina morì e da allora sono sempre rimasto quassù insieme ai miei figli». Il maggiore, Marco, non c’è più. Se n’è andato a novembre del 2024.
«Si era ammalato sei anni prima: ha lottato con un coraggio incredibile. Olimpia, sua figlia, è il regalo più bello che ci ha lasciato. Tutto quello che sto facendo, visto che al momento Ronnie non ha figli, è per lei. In ricordo di Marco. Di Marco mi manca la sua fantasia, la capacità di vedere lontano. E la tendenza a prendere e partire, senza ragionare troppo sulle cose».
Il futuro, adesso, è sulle spalle di Ronnie.
«E’ un ragazzo straordinario, un lavoratore eccezionale. Una persona capace come poche nel suo lavoro. E sul gatto delle nevi è riuscito a superare il maestro Sergio. Da quando Marco non c’è più si è ritrovato addosso anche la parte ‘politica’ e di rappresentanza. Ma tiene botta, con la caparbietà tipica della famiglia Ceccarelli».
Come vede la montagna di domani?
«Bene. A condizione che i nostri compaesani la smettano con la litania che ormai quassù non viene più nessuno. Bisogna crederci, veramente. Come abbiamo fatto noi dalla metà degli anni Novanta. C’è anche un’altra cosa importante».
«Le persone della mia generazione devono avere il coraggio di farsi da parte. Senza pronti a sostenere, a consigliare. Ma lasciando spazio ai giovani, a chi vive il presente e pensa al futuro». C’è una presenza costante accanto a lei…
«Daniela (Puccianti, originaria di Lizzano Pistoiese). Incontrarla è stata una fortuna: mi capisce e mi sopporta, oltre a volere un gran bene ai miei figli. Lo sa cosa le ho promesso? Cosa? «Che il giorno prima di morire la sposo». E ride. Tanti auguri Sergio!
© Riproduzione riservata
