Forza Italia, che succede? Cambiano gli equilibri |
Il leader di Forza Italia, Antonio Tajani. Da più parti è stato sottolineato il suo senso di appartenenza al partito
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Firenze, 29 marzo 2026 – È molto interessante che l’elettorato di Forza Italia non abbia risposto «presente» in massa alla chiamata per votare in una consultazione sulla giustizia. Secondo un’analisi sui flussi fatta da YouTrend, il 16 % è andato a votare No al referendum sulla riforma Nordio e il 12 si è astenuto, per un totale del 28 % di elettori di Forza Italia che non è andato a votare Sì. Il che ha suscitato non poco disappunto tra i vertici morali di Forza Italia (i figli di Berlusconi), che hanno subito avviato le pulizie pasquali, per ora non approfondite come quelle di Giorgia Meloni, poi si vedrà.
Intanto è stato destituito il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri, ma il bersaglio grosso si chiama Antonio Tajani, la cui data di scadenza come leader si sta avvicinando. Marina e Pier Silvio Berlusconi, ottimi imprenditori, hanno già spiegato da tempo che serve un ricambio. «Tajani è bravissimo… ma ci vuole anche altro, nel senso di apertura, di visione del futuro», aveva detto Pier Silvio l’anno scorso.
Poi è stata Marina a spiegare elegantemente, al Corriere, che per gli italo-forzuti è giunta l’ora delle decisioni irrevocabili: «Penso che a Tajani noi elettori di Forza Italia dovremmo solo esprimere gratitudine e apprezzamento per quello che ha fatto e che continua a fare. Ha tenuto saldo il partito in un momento delicatissimo… Adesso inevitabilmente comincia una fase nuova, in cui bisogna guardare avanti e costruire il futuro. Sono certa che il primo a saperlo e a volerlo fare sia proprio lui». Forza Italia un tempo non era scalabile dal basso perché c’era Silvio Berlusconi e quindi nessuno osava mettere in discussione la leadership del demiurgo del centrodestra; ora invece si scopre che è scalabile dall’alto perché i figli di Berlusconi hanno stabilito che Tajani si deve fare da parte. E questo era già vero prima del referendum. La nuova fase e la vecchia fase di Forza Italia hanno in comune un elemento: l’assenza di una vera rivalità politica interna. I giovani di Forza Italia non hanno mai voluto prendere il potere perché il parricidio politico - la rottamazione dei padri e dei capi - non è mai stata contemplato. Ai tempi c’era il Presidente, chiamato da tutti «il Pres.», e stop.
D’altronde Forza Italia nasce dalle intuizioni politiche di Berlusconi, dalla sua forza politica e, aggiungiamo, anche dai suoi soldi. Tutt’ora c’è un dettaglio non secondario che riguarda Forza Italia: i debiti del partito nei confronti dei Berlusconi. La questione potrebbe essere chiusa qui. Ma la politica è naturale competizione per il potere. Gli ex volti nuovi di Forza Italia sono invecchiati, quelli troppo nuovi non hanno spazi politici adeguati. Non li hanno mai cercati, non sono attrezzati a contestare lo status quo. E lo svecchiamento di un partito non si fa dall’alto. A Forza Italia sono sempre mancati i Matteo Renzi, anzi a un certo punto è mancato proprio Matteo Renzi. Quello di un tempo, beninteso, non quello di oggi che milita nel Campo Largo. E vabbè. Ma i giovani di centrodestra che cosa fanno? Che cosa pensano? Come hanno votato al referendum? (Un fiorino!). Certe dinamiche non si inventano e Forza Italia non è il Pd, ma quando nascerà un leader di centrodestra senza la benedizione di qualcuno che autorizzi la circolazione delle élite?
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