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La crisi travolge il lapideo. “Export in netta flessione”

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10.04.2026

Il presidente Pocai: "La chiusura dello stretto di Hormuz fa lievitare i costi"

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Pietrasanta, 10 aprile 2026 – Trasporti più lunghi e dispendiosi, costi alle stelle, ordini rimandati a quando la situazione tornerà alla normalità. Anche il lapideo sta pagando le conseguenze della guerra in Medio Oriente, come dimostra il netto calo delle esportazioni verso quella che attualmente è la «polveriera» del mondo. Testimone di questa flessione è il consorzio Cosmave, che ha sede a Pietrasanta e raccoglie 49 aziende del marmo dislocate in tutto il territorio apuoversiliese. Il presidente Agostino Pocai è preoccupato e spera che la crisi finisca quanto prima.

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Ci sono già ripercussioni?

«Sì, le nostre aziende stanno riscontrando una serie di problematiche legate alle esportazioni nel Golfo Persico, che sono bloccate ormai da circa quattro settimane a causa della chiusura dello stretto di Hormuz».

Questa situazione incide così tanto?

«Gran parte delle aziende del consorzio lavorano con i Paesi che si affacciano sul Golfo Persico, che globalmente rappresenta il 15% del totale delle esportazioni, settore che riguarda sia le commesse dei privati in base a singoli progetti sia gli stock destinati ai magazzini».

Qual è il problema più grosso in questo momento?

«Il blocco delle spedizioni. Parliamo di mete importanti che vano dal Bahrein al Qatar, dagli Emirati Arabi fino al Kuwait e ai porti sul Golfo Persico, in particolare quello di Dhahran, in Arabia Saudita. Il nolo dei container, vale a dire gli oneri del trasporto a carico dei clienti, a causa della guerra è triplicato o addirittura quadruplicato».

«Con la chiusura dello stretto di Hormuz vengono utilizzati i porti secondari, allungando il percorso delle navi e questo fa aumentare di conseguenza anche i costi. Senza contare che le assicurazioni fanno pagare il premio doppio, il carburante costa di più e così via. E così i clienti rinunciano all’ordine e aspettano che si calmino le acque, un po’ come quando aumenta la benzina e aspettiamo, se possibile, che si abbassi prima di tornare a rifornirci. Le nostre aziende lavorano proprio sui trasporti e il costo carburanti incide tanto».

«Speriamo vengano fatti accordi a livello internazionale in modo che la situazione torni lentamente alla normalità e le navi possano di nuovo entrare».

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