Insieme come una volta. Le serate del ’Club 42’. Basta lasciare da parte cellulari e manìe social |
Occasioni di incontro per tutti i gusti nei locali che danno disponibilità. Un gruppo eterogeneo senza fini di lucro fondato da Lucchesi e Sifanno. "Il momento più bello? Vedere due estranei fare conoscenza e ridere".
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"’Club 42’ viene da ’Guida galattica per autostoppisti’, il libro di Douglas Adam, poi diventato film, che dà risposte a tutti. Noi ci limitiamo a dare una risposta alla domanda: cosa si fa stasera?". Nell’epoca dei telefonini sempre appiccicati alle mani, della socialità via schermo e social, dei rapporti virtuali c’è chi guarda al classico e propone, raccogliendo un’esigenza che si rivela sempre più condivisa da molti, il ’vecchio’ e classico vis-à-vis. Incontrarsi, guardarsi negli occhi, respirare la stessa aria, parlarsi senza la mediazione di alcun device è la ricetta vincente.
Iniziata come una scommessa da Veronica Sifanno, empolese trapiantata alla Spezia e Simone Lucchesi, pitellese, l’avventura del Club 42 sta andando a gonfie vele: non è ancora un’associazione, ma – spiegano i due – presto dovrebbe diventarla per poter organizzare al meglio gli appuntamenti e strutturarsi; al momento resta un gruppo di informale e senza alcun fine di lucro, guidato da un consiglio formato da Sifanno, Lucchesi insieme a Jan Grisanti, Andrea Antonietto, Lorenzo Schiaffino, Martina Del Bello e Gianluca Florio.
"Abbiamo iniziato al Gatsby – locale in via del Carmine 2 alla Spezia – nel luglio dello scorso anno, con l’idea di spiazzare. Il secondo passo è stato quello di lanciare gli eventi, tramite social – formula che ha funzionato di più – e volantini, che però non hanno avuto riscontri. Così ci siamo concentrati su Instagram e sul tradizionale passaparola, che hanno attirato le persone". I loro eventi puntando a passioni comuni e unione fra le persone. "L’idea iniziale era far capire che la cultura può essere accessibile a tutti e non noiosa, soprattutto guardando ai giovani: c’è chi dice che si siano distaccati, ma tanti si sono invece dimostrati interessati alle proposte che abbiamo avanzato" spiegano.
"Le volte in cui ci emozioniamo di più sono quelle in cui ci fermiamo e guardiamo persone che non si conoscevano rompere improvvisamente il velo della riservatezza e stare insieme, divertirsi e ridere. Siamo in un periodo di iperconnessione nel quale ciascuno riaschia di diventare una maschera dietro uno schermo. Ma le persone vogliono un contatto reale e quando a grazie a noi lo trovano e hanno occasione di coltivarlo poi ci ringraziano". In questa esperienza non c’è un utente medio: la più piccola frequentatrice ha 21 anni, il più maturo ne ha 51 – raccontano – , ma ci sono stati anche partecipanti più anziani. "Al nostro primo cineforum dedicato al ’Rocky horror picture show’ nel cinquantesimo anniversario dell’uscita, hanno partecipato anche delle signore più grandi che ci hanno raccontato la loro esperienza nell’assistere alla prima proiezione mezzo secolo prima. Al Club 42 le generazioni si passano il testimone: c’è chi chiama le nipoti e chi ancora porta la mamma: con un dialogo che continua e va ben oltre l’anagrafe".
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